HomeNBANCAANIL e booster NCAA: cosa sono davvero e come cambiano il basket

NIL e booster NCAA: cosa sono davvero e come cambiano il basket

NIL, booster, pot of money: termini che circolano sempre più nel dibattito sul basket internazionale, ma che dall’Italia restano difficili da decifrare. In Backdoor One to One, Simone Mazzola ha chiesto a Luca Virgilio di spiegare dall’interno come funziona davvero il sistema economico del college americano — e perché non tutte le università partono dallo stesso punto.

Il modo più semplice per spiegare la situazione attuale: da un paio di anni si parla di NIL, name, image and likeness, e quella è la cosa principale da capire. Ogni università ha un cosiddetto pot of money per NIL che può spendere — si parte da 20,5 milioni di dollari che ogni università può, se vuole, spendere per pagare i diritti di immagine dei propri giocatori. Questa cifra sale ogni anno: 20,5, 22, 24, 25, fino ad arrivare a cifre alte ancora negli anni futuri. Ogni università ha poi il potere di decidere se vuole spendere quelle cifre e come allocarle per ognuno dei singoli sport. Le università con il football andranno ad allocare la maggior parte del budget per il football — 75, 80, 85 per cento. Le università della Big East dove non c’è il football possono allocare quelle cifre tutte esclusivamente al basket.

Quando parli di booster, sono persone con un’influenza molto importante dal punto di vista economico: sono in grado di fare donazioni all’università per aiutare con qualsiasi tipo di spesa — costruire una nuova arena, uno spogliatoio, comprare un aereo per far viaggiare la squadra. Non è così automatico che tutte le università massimizzino i 20,5 milioni: molte non lo fanno. Ce ne sono soltanto alcune che hanno la cosiddetta balance sheet in order per potersi permettere di arrivare a spendere quella cifra ogni anno.

Il divario economico tra università non è mai stato così strutturale. Chi ha i booster giusti e la balance sheet in ordine gioca un campionato diverso dagli altri, anche nella stessa conference. Per chi guarda dall’Europa, capire questo meccanismo significa capire perché certi programmi attirano certi giocatori — e perché il resto del mondo fatica a competere su quel terreno.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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