Sedici stagioni consecutive con la stessa maglia. Toto Forray ha prolungato il suo contratto con l’Aquila Trento almeno fino al 2027, un legame che ormai va ben oltre il semplice rapporto tra un giocatore e un club, come ha dichiarato in un’intervista a il Quotidiano Sportivo. A 40 anni, il play italo-argentino continua a essere parte integrante del progetto bianconero, e domenica contro Milano raggiungerà un traguardo che racconta da solo la portata di questa storia: 700 presenze con la maglia dell’Aquila.
Numeri che si sommano a quelli europei: Forray detiene il record di 159 presenze in Eurocup, un primato che nessun giocatore attualmente impegnato nella competizione è in grado di avvicinare.
«Come in tutti i rapporti c’è un dare e c’è un avere. Ho ricevuto molto da questa società e penso di essermi impegnato molto nel restituire il più possibile. In questo arco di tempo ho avuto proposte da altre realtà, ma alla fine ho preferito restare a Trento perché pensavo che dovevo e potevo dare ancora qualcosa. C’è un legame a doppio filo e fino a quando posso essere utile vorrei rimanere.»
Una scelta di vita, prima ancora che sportiva. Forray lasciò Buenos Aires a 17 anni, passò per Messina e poi trovò a Trento la sua dimensione definitiva. Quella distanza da casa, vissuta in prima persona, è diventata col tempo una risorsa da mettere a disposizione dei compagni più giovani.
«Lo stare lontano da casa mi ha messo davanti a delle difficoltà che con fatica ho superato e questa esperienza mi permette di aiutare chi oggi le sta affrontando. Io ci sono per tutti i compagni, ma ognuno ha i suoi tempi che vanno rispettati.»
Il ruolo di riferimento in uno spogliatoio che cresce
Trento ha costruito negli ultimi anni un progetto fondato sui giovani, e Forray si è ritagliato in questo contesto un ruolo preciso: non solo quello del veterano che accumula minuti, ma quello di chi trasmette un metodo.
«È bello stare in palestra con loro, farsi contagiare dalla loro voglia di crescere e allo stesso tempo essere un sostegno quando c’è un momento di difficoltà. Spesso non servono le parole, basta far vedere che arrivi in palestra con la voglia di dare il massimo.»
Sul campo, il capitano è consapevole che il suo spazio sia destinato a ridursi. Ma non è questo il punto: «So che il mio spazio in campo è destinato a restringersi, ma questo non significa che io debba solo guardare gli altri mentre giocano. Cerco sempre di farmi trovare pronto se c’è bisogno.» Alla domanda se preferisca essere chiamato “zio” o “nonno”, la risposta è netta: «Nonno mi sembra un po’ troppo, darebbe l’idea che io sia già da pensionato e questo non è nel mio spirito.»
Il volontariato e la Coppa Italia
Fuori dal parquet, Forray è tra i protagonisti delle iniziative sociali del club. L’Aquila Trento è impegnata con la struttura Casa Sebastiano, che accoglie persone con problemi legati all’autismo, e il capitano porta regolarmente i compagni a partecipare a queste attività.
«Ci sono persone che tutti i giorni hanno a fare con le difficoltà e tutti i giorni devono sfidare i loro limiti. Tutti i giocatori possono imparare tanto da loro soprattutto sul piano umano. Una crescita da questo punto di vista rende un giocatore migliore, perché la pallacanestro è un gioco di squadra dove se pensi solo a te stesso non vai da nessuna parte.»
Sul fronte dei titoli, la Coppa Italia conquistata ha rappresentato un momento significativo. Fu coach Paolo Galbiati a dichiarare fin dall’inizio di quella stagione che era arrivato il momento giusto perché Forray alzasse un trofeo. «È stato il giusto riconoscimento per il lavoro che abbiamo fatto, anche se una stagione non la si può misurare solo dai risultati», ha commentato il giocatore. Quanto alle finali scudetto perse, nessun rimpianto: «Chi ci ha battuto in quel momento era più forte di noi. Le sconfitte ti aiutano a capire dove devi migliorare.»
