
L’Umana Reyer Venezia conquista Gara 1 dei quarti di finale Playoff LBA superando la Bertram Derthona Tortona al termine della sfida sulla carta più equilibrata e combattuta di tutto il tabellone. Dopo un primo quarto ad altissima intensità, i lagunari scappano nella parte centrale del match sfruttando la netta superiorità fisica nel pitturato. Tortona paga a caro prezzo le troppe palle perse e le basse percentuali al tiro da due e ai tiri liberi, ma ha il merito di spaventare i padroni di casa con un disperato assalto finale che si spegne solo nell’ultimo minuto di gioco.
Il primo quarto rispetta appieno le grandissime aspettative della vigilia. È un botta e risposta continuo guidato da un RJ Cole caldissimo per la Reyer, sia dall’arco che in penetrazione. Tortona risponde colpo su colpo e mette la testa avanti alla prima sirena (22-23) grazie all’ottimo impatto dalla panchina di Baldasso, autore di cinque punti consecutivi. Nel secondo quarto, però, l’inerzia gira completamente. Venezia alza i giri in difesa e fa valere tutti i propri muscoli sotto canestro con Horton, Wheatle e un monumentale Tessitori. Tortona perde il controllo del ritmo, commette troppe palle perse e fatica maledettamente a trovare canestri facili da due punti, pasticciando anche dalla lunetta. Gli orogranata ne approfittano subito: le incursioni di Valentine e l’energia straripante di Parks spingono i veneti fino al +15 (55-40) a inizio ripresa. La Bertram scivola fino al -18 all’alba dell’ultimo periodo (75-57), penalizzata da una regia che si affida troppo spesso ad attacchi “improvvisati” e isolamenti. Quando il match sembra saldamente in mano a Venezia, si accende l’orgoglio piemontese: Strautins e lo stesso Hubb insaccano le triple del clamoroso -4 (84-80) a meno di un minuto dal termine. Ci pensa un floater cruciale di Cole a ridare ossigeno alla Reyer. Nel convulso finale Vital perde il pallone della speranza e Cole sigilla dalla lunetta il definitivo 89-82.
MVP: Parks
Da rivedere: Olejniczak
Umana Reyer Venezia
Tessitori 7.5: tanta, tantissima sostanza sotto i tabelloni. Mette a referto 7 punti, ma a fare la differenza sono i suoi 13 rimbalzi totali e le 3 stoppate con cui blinda letteralmente l’area orogranata. Dominante.
Cole 8: il vero faro offensivo di coach Spahija. Chiude con 20 punti e 4 assist, spaccando in due la partita nei momenti chiave e mantenendo la calma glaciale dalla lunetta nel finale.
Horton 7: porta una fisicità debordante nel secondo quarto, fondamentale per l’allungo veneto. Chiude in doppia cifra con 12 punti e 6 rimbalzi.
Lever: n.e.
De Nicolao: n.v.
Candi 5.5: fatica a contenere le folate degli esterni piemontesi nei 16 minuti sul parquet. Solo 4 punti a referto.
Bowman 5.5: serata decisamente opaca al tiro. Non trova mai il ritmo giusto in attacco e si ferma a 2 punti.
Wheatle 6.5: il classico, preziosissimo, lavoro oscuro. Garantisce equilibrio, difesa, 8 punti e 4 rimbalzi fondamentali quando Venezia scappa via.
Nikolic 6: solo 7 minuti sul parquet, ma di pura intensità fisica. Porta il suo mattoncino con 5 punti rapidi.
Parks 8.5 (MVP): un uragano. Una scarica di energia pazzesca che spacca letteralmente in due la partita nel secondo tempo. Con i suoi 19 punti e 6 rimbalzi risulta immarcabile in transizione e devastante quando attacca il ferro. Se Venezia porta a casa l’1-0 nella serie, gran parte del merito va al suo incredibile impatto emotivo e tecnico sul match.
Wiltjer 6: stasera le polveri sono bagnate in attacco (4 punti), ma si rende utile pulendo il tabellone difensivo con 7 rimbalzi.
Valentine 6.5: giocate di puro talento e classe superiore per propiziare il break orogranata. Chiude con 8 punti e 5 rimbalzi.
Coach Spahija 7: prepara la partita impostandola sui binari della fisicità e i fatti gli danno totalmente ragione. Il dominio a rimbalzo (50 a 29) e i quintetti pesanti stritolano Tortona nel secondo quarto. Unica pecca: un calo di tensione nel finale che rischiava di costare carissimo, ma la gestione dei time-out rimette i binari a posto.
Bertram Derthona Tortona
Vital 6: gara di forti luci e ombre. Segna 16 punti con tanta iniziativa, ma macchia la sua prestazione con troppi errori dal campo e, soprattutto, con la sanguinosa palla persa nel finale che spegne i sogni di rimonta.
Hubb 6: il tabellino dice 20 punti (con 7/9 al tiro), ma la gestione della squadra è spesso confusionaria e si affida troppo ad attacchi estemporanei. Ha il grandissimo merito di riaccendere il match nel finale con triple pesanti, ma da lui ci si aspetta un controllo del ritmo diverso.
Gorham 5: soffre terribilmente lo strapotere fisico dei lunghi veneziani. Coach Fioretti lo tiene in campo 20 minuti, ma chiude con appena 1 punto e problemi di falli.
Manjon 5.5: prova a dare rapidità in cabina di regia, ma sbatte contro i centimetri della difesa veneta. Mette a referto 6 punti.
Pecchia 5.5: poco incisivo in fase offensiva (2 punti) e travolto dal dinamismo degli esterni di Venezia.
Baldasso 7: l’ultimo a mollare dei suoi. Entra e punisce subito dall’arco con 5 punti filati nel primo quarto. Chiude a quota 15 punti conditi da 5 rimbalzi.
Strautins 6.5: ,ette la sua firma sul parziale che spaventa il Taliercio con una tripla pesante e tanta sostanza fisica. Finisce con 14 punti a referto.
Olejniczak 5: 4 punti in 22 minuti. Viene preso in mezzo da Tessitori e Horton, non riuscendo mai a farsi valere dentro l’area.
Biligha 5.5: ci mette la solita grinta e l’esperienza sotto i tabelloni, ma stasera il duello fisico contro un Tessitori in formato gigante è una montagna troppo alta da scalare. Soffre a rimbalzo e non riesce a dare l’apporto di energia necessario per arginare l’ondata della Reyer nei momenti chiave.
Chapman 5: serata decisamente opaca per lui. In 14 minuti sul parquet non riesce mai a trovare il ritmo giusto in attacco, faticando a crearsi spazio contro la difesa fisica di Venezia.
Tandia: n.e.
Coach Fioretti 6: la sua squadra approccia bene il match, ma capitola non appena Venezia alza l’intensità fisica nel secondo quarto. Subisce un parziale pesante a rimbalzo e non riesce a trovare contromisure all’energia di Parks. Ha il merito di tenere i suoi mentalmente agganciati alla partita, orchestrando la fiammata d’orgoglio nel finale che per poco non firma il miracolo.