Gara 1 della finale scudetto ha consegnato un verdetto chiaro: Milano ha vinto la partita dalla panchina. Come riporta La Gazzetta dello Sport, il rendimento della panchina dell’Olimpia è stato di 55-12, con il secondo quintetto di coach Poeta capace di segnare addirittura dieci punti in più rispetto ai titolari. Una profondità di rosa che ha letteralmente spaccato in due la partita contro Venezia.
I protagonisti più attesi della serata non erano in quintetto. All’Unipol Forum di Assago, i due giocatori usciti dalla panchina che hanno fatto la differenza sono stati Ousmane Diop e Nico Mannion, entrambi tra i migliori realizzatori di Milano nella serata.
Diop: la continuità dopo gli infortuni
Il centro 26 enne sta attraversando un momento di forma tale da far passare in secondo piano la sua storia travagliata con gli infortuni. Diop è entrato in campo sul 16-13 per l’Olimpia, a poco più di due minuti dalla fine del primo quarto. Quando è stato richiamato in panchina, a circa cinque minuti dalla fine del secondo quarto, il tabellone segnava 41-21: nel mezzo, un parziale di 25-8 che ha indirizzato la gara:
«Dopo tanti infortuni, ora sto bene e posso dare una mano alla squadra: con difesa e rimbalzi soprattutto, poi quello che arriva dopo va bene.»
Mannion si accende: il momento era atteso da novembre
Arrivato a Milano a novembre dello scorso anno, Nico Mannion aveva faticato a trovare continuità e brillantezza. La serata di gara 1 ha rappresentato una svolta: 2/4 da due punti, 4/4 dall’arco e 5 assist, con una percentuale dal campo impeccabile. Un segnale importante anche in chiave nazionale, visto che il CT Luca Banchi è pronto ad accoglierlo in ritiro in vista delle qualificazioni:
«Purtroppo i due anni a Milano sono stati tosti, ma sono sempre rimasto concentrato su me stesso e sulla squadra. Bellissima l’atmosfera che si respirava in campo. Dobbiamo fare un passo alla volta, senza guardare indietro né troppo avanti.»
Coach Poeta ha preferito non fare distinzioni tra chi parte dal primo minuto e chi entra dopo:
«Non mi piace parlare di primo e secondo quintetto: tutti hanno portato il loro mattoncino.»
Dall’altra parte, Spahija non si arrende: «Se il nostro quintetto non gioca bene, contro Milano non c’è niente da fare. Ma noi non molliamo, è sicuro».
