Rendersi conto che è già trascorso un anno da quando Marco Bonamico ci ha improvvisamente lasciati, all’età di sessantotto anni, fa percepire quanto il tempo voli inesorabilmente. Come scritto dal Corriere dello Sport, il “Marine” è stato uno dei pilastri fondamentali su cui si è costruita la gloriosa storia di Basket City, e la sua dipartita a causa di una malattia fulminea ci ha privati troppo presto di un fiero combattente e di una figura tanto amata.
Nato a Genova, prima di scoprire la palla a spicchi aveva nutrito una grande passione per il ruolo di portiere nel calcio e per la pallanuoto. Il suo approccio alla pallacanestro avvenne durante le scuole medie e, forte di un fisico possente, approdò alla Virtus Bologna dopo un decisivo provino nel 1972, venendo aggregato alla prima squadra appena sedicenne. Dopo una parentesi in prestito alla sponda Fortitudo nella stagione 1976-77, con cui raggiunse la finale di Coppa Korac, il suo ritorno in bianconero sancì la nascita della sua leggenda. L’ala si distinse per l’impareggiabile coraggio su ogni parquet e per la precisione balistica dalla distanza, mettendosi in luce come uno dei maggiori sperimentatori del tiro da tre punti sin dalla sua introduzione nel campionato italiano.
Sotto le Due Torri, intervallando le sue esperienze con le maglie di Siena e Milano, Bonamico scrisse pagine memorabili, culminate nella conquista del tricolore della stella nel 1984 sotto la guida del debuttante coach Alberto Bucci, condividendo lo spogliatoio con campioni del calibro di Villalta, Brunamonti e Binelli. Il suo eccezionale palmarès in bianconero vanta due Scudetti, due Coppe Italia e ben 3666 punti realizzati in 356 presenze, al netto della grande amarezza per la controversa finale di Coppa Campioni persa a Strasburgo contro il Maccabi nel 1981. A tutto questo si aggiunge un formidabile percorso in Nazionale fatto di 154 presenze, impreziosito dall’argento olimpico di Mosca nel 1980 e dall’oro europeo di Nantes nel 1983. A distanza di dodici mesi, il vuoto lasciato dal suo animo apparentemente burbero ma profondamente generoso resta incolmabile per l’intero movimento cestistico.
