Tutto è bene quel che finisce bene, o quasi. La saga Peyton Watson è ufficialmente terminata. Il giovane atleta, ormai ex Denver Nuggets, firmerà un quadriennale con i Cavs a 88$ Milioni dopo una trade a 5 squadre conclusasi nella scorsa notte. Una firma molto interessante, che mette Mitchell, Harden e compagni in posizione per competere in una Eastern Conference qualitativamente migliorata durante questa offseason. Non solo i Cavaliers nell’operazione Payton Watson, sono coinvolti nello scambio i Denver Nuggets, Charlotte Hornets, Washington Wizards e Los Angeles Clippers.
La vera questione da trattare, in questo momento, non è come Payton Watson si adatterà al sistema dei Cavaliers. Sappiamo tutti che il nuovo arrivo di Cleveland sia uno dei migliori giocatori nella sua posizione guardando anche la sua prospettiva, un ragazzo giovane con atletismo e tiro da fuori a favore. Il vero argomento di cui discutere è Denver, che si trova adesso davanti ad un bivio.
Peyton Watson: la chiave per il futuro dei Nuggets
È semplice tirare le somme e fare le nostre considerazioni adesso che l’operazione è conclusa, ma la verità la sappiamo, e nemmeno da poco tempo: Peyton Watson, nel bene o nel male, è sempre stata la chiave per il futuro dei Denver Nuggets. Un esterno difensivamente presente, atleticamente pronto e capace di tirare dall’arco: in poche parole, Peyton Watson è il pacchetto completo. Adesso, però, dobbiamo analizzare la realtà dei fatti, perché i Denver Nuggets non sono in una buona situazione. Nikola Jokic potrebbe diventare Free Agent durante la prossima stagione, e una sua eventuale partenza potrebbe essere l’ennesima vittima del Second Apron.
I Nuggets si trovano davanti ad una scelta da fare, che potrebbe cambiare il destino della loro franchigia per altri 10 anni: ricostruire o tentare un ultimo assalto all’anello? Purtroppo questo è un fenomeno che vediamo semppre più spesso in NBA, dal vincere un titolo qualche anno prima al riniziare tutto da capo in poco tempo. È obiettivo che nella lega non ci sia più spazio per le dinastie. Proprio per questo, ricominciare sarebbe, con ogni probabilità, la scelta più facile e vantaggiosa.
Guardando la realtà, la Western Conference è ormai dominata dagli Oklahoma City Thunder e dai San Antonio Spurs, con queste due squadre che detteranno legge per i prossimi anni a venire. Nikola Jokic ha espresso chiaramente la sua volontà nel rimanere fino alla fine della sua carriera a Denver, ma resta da capire quanto la sua presenza possa effettivamente convenire a “Mile High City”. Jokic il prossimo anno sarà elegibile per un’estensione contrattuale storica, 5 anni a 359.5$ milioni, contratto che gli permetterà di guadagnare circa 71$M di dollari a 36 anni.
Dove possono arrivare i Cavs ora?
L’arrivo di Peyton Watson non stravolge interamente l’Eastern Conference, ma va a coprire una lacuna precisa per i Cavaliers. La squadra di Kenny Atkinson aveva bisogno di coprire il ruolo di ala piccola, così da permettere ad Harden e Mitchell di giocare nei loro ruoli predefiniti, dando quella solidità difensiva che in certe occasioni è mancata sugli esterni. Il vero “breakthrough point” sarà lo sviluppo del tiro di Peyton Watson, che in un ambiente come quello dei Cavaliers può crescere enormemente con due riferimenti come Harden e Mitchell. Da quello potremo dedurre tanto sul futuro di Cleveland, che si appresta ad iniziare una stagione che sa di riscatto.
In un’Eastern Conference molto più competitiva rispetto allo scorso anno, i Cavs hanno guadagnato enormemente con questa trade. La perdita di Max Struss resta comunque importante, essendo lui un solido tiratore dalla panchina, ma avere un giovane punto di riferimento da accostare all’organico già presente non è ben poco. Ottimo anche il contratto offerto a James Harden, che permette di avere più flessibilità a livello economico.
Restano comunque le big dell’East come Philadelphia, New York, Detroit e Toronto (in attesa dell’ufficialità della lega sul caso Kawhi Leonard), ma Cleveland potrebbe essere uno sleeper team durante la prossima stagione.
