A un anno dal suo ritiro dal basket giocato, Danilo Gallinari torna a far sentire la propria voce analizzando i principali temi della offseason NBA. Durante l’ultima puntata di “A Cresta Alta” — il podcast condotto insieme al fratello Federico con la partecipazione del giornalista di Sky Sport Simone Sandri —, l’ex azzurro si è espresso in modo estremamente critico sull’epilogo dell’indagine condotta dalla Lega nei confronti dei Los Angeles Clippers.
L’inchiesta ha accertato che la franchigia californiana ha aggirato le norme del salary cap per garantire a Kawhi Leonard compensi extra attraverso società esterne e contratti di sponsorizzazione in occasione del rinnovo siglato nel 2021. Se il commissioner Adam Silver ha punito severamente il club con sanzioni finanziarie e squalifiche dirigenziali, la linea usata nei confronti dell’ala è apparsa decisamente più morbida: per Leonard è arrivata solo una multa da 700.000 dollari, mentre la squalifica a vita dagli ambienti NBA ha colpito esclusivamente lo zio-agente Dennis Robertson. Una sproporzione di giudizio che ha sollevato forti perplessità nell’ambiente, trovando l’aperta riprovazione dello stesso Gallinari.
Gallinari: l’impatto sul mercato 2019 e la trade per Paul George
La posizione assunta da Gallinari affonda le radici nell’estate del 2019 quando, subito dopo la vittoria del titolo con i Toronto Raptors, Leonard condizionò il suo sbarco ai Clippers all’arrivo di una seconda stella. Quella decisione spinse la dirigenza di Los Angeles a sacrificare proprio Gallinari e il giovane Shai Gilgeous-Alexander nell’ambito della mega-scambio con gli Oklahoma City Thunder per ingaggiare Paul George. Un’operazione che nel lungo periodo ha stravolto gli equilibri della Lega, culminando con il trionfo di OKC ai Playoff 2025 sotto la guida dell’MVP canadese.
Nelle sue dichiarazioni, Gallinari ha sottolineato come le irregolarità commesse da Leonard e dal suo entourage abbiano direttamente alterato la traiettoria della sua esperienza professionale nella NBA:
«Visto che Leonard ha cambiato la direzione della mia carriera, mettendomi nei casini e mandandomi via da Los Angeles, merita di pagare tutti quei 50 milioni di dollari. Dovrebbe darli in beneficienza, però deve assolutamente pagarli visto che alla fine quello che ci ha rimesso sono stato io. Io e Shai, anche se abbiamo preso direzioni bellissime perché a Oklahoma City è stato un anno bellissimo.
Però il mio percorso NBA in quel caso non è dipeso da un GM o da un proprietario, com’era stato per esempio a New York, bensì da un singolo giocatore che ha deciso che la squadra non andava bene e voleva altro. E da queste sue parole sono poi derivate una serie di cose che come vedete non sono molto regolari.»




