Con l’avvicinarsi dei training camp per la stagione 2026-27, torna l’appuntamento con la classifica dei giocatori NBA più strapagatati. Non si tratta dei peggiori contratti in assoluto, ma di una valutazione sul rendimento atteso in campo rispetto allo stipendio percepito. Il roster ideale — due guardie, due ali e un centro — è stato costruito utilizzando un modello statistico sviluppato da Steph Noh di Sporting News, basato su minuti previsti e partite disputate.
Le guardie: Ja Morant e Christian Braun
Ja Morant, ora ai Portland Trail Blazers, guadagnerà 42,1 milioni di dollari, pari al 25,56% del salary cap. Il modello lo stima strapagato di circa 19,7 milioni. Il problema principale è la disponibilità: nelle ultime tre stagioni ha giocato appena 79 partite, tra infortuni, squalifiche e la situazione legata ai Memphis Grizzlies. Saltare oltre due terzi delle gare di regular season per un arco di tempo così lungo cancella qualsiasi beneficio del dubbio.
A questo si aggiunge un gioco in evoluzione preoccupante. La frequenza delle sue penetrazioni a canestro è in costante diminuzione, segnale tipico di un calo atletico. Con un 31,1% da tre punti in carriera, Morant non ha mai sviluppato un tiro affidabile dall’arco, non offre contributo difensivo e fatica a operare lontano dal pallone. Per Portland, che pur avendo ceduto solo Jerami Grant e Kris Murray per acquisirlo, deve ora destinare un quarto del proprio budget a un giocatore il cui impatto rischia di generare più problemi che soluzioni, soprattutto nella convivenza con Deni Avdija, Scoot Henderson e Jrue Holiday.
Christian Braun dei Denver Nuggets percepirà 21,5 milioni (13,06% del cap), con un surplus stimato di 4,2 milioni. Giovane e combattivo, resta però un rebus offensivo. La sua efficienza da tre punti è crollata di 17 punti percentuali nella scorsa stagione, secondo il BBall Index: il secondo peggior calo tra i giocatori con almeno 500 minuti disputati. La dipendenza da Nikola Jokić è evidente: senza il tre volte MVP in campo, la percentuale dal campo di Braun è precipitata di 28 punti, sia in regular season che nei playoff. Ha chiuso con un 31,8% sui tiri auto-creati, il peggior dato della sua carriera, collocandosi al 24° posto in lega per percentuale di tiro effettiva. Per una rotazione corta come quella di Denver, che necessita disperatamente di un tiratore, è un lusso difficile da giustificare.
Nel secondo quintetto delle guardie figurano Jalen Green (Phoenix Suns) e Jordan Poole (New Orleans Pelicans).
Le ali: Paul George e Patrick Williams
Paul George ai Boston Celtics rappresenta il caso più eclatante della lista: 54,1 milioni di stipendio, il 32,81% del cap, con un surplus stimato di 38,2 milioni. Alcuni nell’orbita dei Celtics hanno provato a sostenere che George faccia certe cose meglio di Jaylen Brown, analizzando percentuali di tiro e dati sul pick-and-roll. La risposta più semplice, però, è che Brown riesce a scendere in campo con continuità.
Dalla stagione 2018-19, George ha saltato meno di 15 partite soltanto una volta, con una media di oltre 30 assenze a stagione. A 36 anni, alla diciassettesima stagione professionistica, scommettere su un miglioramento fisico è un azzardo enorme. Resta poi il dubbio su quanto possa reggere un’intera annata ad alto livello: la squalifica di 25 partite nella scorsa stagione gli ha concesso tempo per recuperare, e non è chiaro se senza quella pausa avrebbe mantenuto lo stesso rendimento. Vincolare quasi un terzo del budget salariale a un’incognita di questa portata è una scelta che raramente paga.
Patrick Williams dei Chicago Bulls guadagnerà 18 milioni di dollari, e il modello lo considera strapagato esattamente di quella cifra: in pratica, il suo contributo atteso è pari a zero. Non si è mai affermato come presenza offensiva rilevante, e la sua difesa è sempre stata al massimo sufficiente. In nessuna stagione si è mai classificato sopra il 300° posto in una qualsiasi statistica significativa. La nuova dirigenza guidata da Bryson Graham non ha investito su di lui, e con Matas Buzelis, Caleb Wilson, Dalyn Swain e Leonard Miller nel roster, Williams rischia concretamente di finire fuori dalle rotazioni.
Nel secondo quintetto delle ali compaiono Nikola Jovic (Miami Heat) e Jerami Grant (Memphis Grizzlies).
Il centro: Joel Embiid
Joel Embiid dei Philadelphia 76ers è il giocatore più pagato della lista: 57,9 milioni di dollari, il 35,15% del salary cap, con un surplus stimato di 18,4 milioni. Questa cifra, però, si basa su una previsione di 60 partite giocate, un traguardo che Embiid non raggiunge dal 2022. Se si abbassa la stima a 50 gare — scenario più realistico, considerando che Philadelphia potrebbe gestirne il minutaggio in ottica playoff — il surplus sale a quasi 25 milioni.
L’argomento classico a sua difesa, ovvero il suo impatto devastante quando è in salute, ha perso progressivamente credibilità. Va dato atto a Embiid di essersi presentato più snello dopo il calo di peso della scorsa stagione, un fattore che potrebbe giovare alla sua mobilità e resistenza. Ma quando si parla del sesto stipendio più alto dell’intera lega, il divario tra potenziale e rendimento effettivo diventa impossibile da colmare.
Nel secondo quintetto, il ruolo di centro è occupato da Jakob Poeltl dei Toronto Raptors.







