Rj Cole ha rilasciato un’intervista esclusiva a Backdoor Podcast per ricalcare i passi principali della sua carriera e un momento importante è stato la sua permanenza a University of Connecticut. Gli abbiamo chiesto, per chi come noi in Italia vive una realtà diversa, cosa significhi far parte di un ateneo di quella qualità.
Eri al camp organizzato da Jim Calhoun. Eri l’MVP di quel torneo e, alcuni anni dopo, sei andato a UConn. È un cerchio che si chiude per la tua carriera?
Mi sembra di sì, un po’. A un certo punto, il mio obiettivo più grande era diventare un giocatore di UConn. Non è successo subito dopo il liceo, ma alla fine sono riuscito a mostrare il mio gioco abbastanza bene da arrivare dove volevo essere. Da ragazzino non ci pensavo troppo, ma quando sei piccolo certe piccole cose ti rimangono impresse, e Jim Calhoun, magari scherzando o forse no, disse: “Spero di vederti a UConn un giorno”. E quindi l’ho presa a cuore e ho trovato un modo per arrivarci.
In Italia abbiamo un sistema di basket diverso. Se dovessi spiegare ai tifosi italiani cosa significa UConn? Com’era la vita per un giocatore di basket a UConn? Come potresti spiegarlo?
Lo definirei semplicemente come una tradizione da campioni (championship pedigree). UConn è un programma storico, ed è stato costruito sul vincere titoli, non solo nel settore maschile, ma anche nello sport femminile. Quindi semplicemente l’eccellenza. Questo è ciò che pretendono, ed è quello che penso sia UConn.






