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Home NBA

Rinnovi NBA, la guida: da Miller a Towns, chi firma e chi rischia

giacomo.brogi by giacomo.brogi
13 Ott 2026
in NBA
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Rinnovi NBA, la guida: da Miller a Towns, chi firma e chi rischia

Karl Anthony Towns

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La stagione regolare NBA è alle porte, ma i dirigenti delle franchigie hanno ben altro a cui pensare oltre alla prima palla a due. La scadenza per i prolungamenti contrattuali dei rookie cade il giorno prima del via alla stagione 2026-27, e diversi nomi importanti attendono ancora una risposta. Finora solo cinque giocatori — Victor Wembanyama, Amen e Ausar Thompson, Keyonte George e Brandin Podziemski — hanno già messo nero su bianco. Un numero nettamente inferiore alla media di undici rinnovi annuali registrata dal 2023, ma destinato a crescere: nelle ultime tre stagioni, la metà esatta degli accordi è stata chiusa proprio il giorno della deadline.

I casi più caldi tra i rookie

Brandon Miller (Charlotte Hornets) — Dopo le cessioni di LaMelo Ball e Miles Bridges, gli Hornets hanno costruito il futuro attorno a Miller e Kon Knueppel. Nonostante una seconda stagione condizionata dagli infortuni (appena 27 gare), l’ala ha risposto alla grande nel terzo anno, stabilendo i propri record personali per triple segnate, percentuale dall’arco e tentativi dalla lunetta, mantenendo una media superiore ai 20 punti per il secondo anno di fila. Il nodo è economico: il suo entourage guarda ai 208 milioni in cinque anni ottenuti da Amen Thompson a Houston come parametro di riferimento, ma Thompson vanta una presenza in campo ben più costante e una selezione nell’All-Defensive First Team. Una proposta ragionevole potrebbe aggirarsi sui 175 milioni in cinque anni, con Charlotte che dispone di ampio margine salariale per il prossimo futuro.

Dereck Lively II (Dallas Mavericks) — Il talento del centro non è in discussione: quando è stato in campo, ha mostrato numeri eccellenti a rimbalzo offensivo e difensivo, limitando gli avversari al 56,3% al ferro. Il problema è la disponibilità fisica. In tre stagioni ha totalizzato appena 98 partite, di cui 55 nel solo anno da rookie, e ha subito due interventi chirurgici al piede destro nel giro di quattro mesi. Non ha ancora ricevuto il via libera per il 5 contro 5 durante il training camp. Un accordo triennale da circa 35 milioni, con garanzie legate alla presenza in campo, rappresenterebbe un compromesso sensato per entrambe le parti.

Jaime Jaquez Jr. (Milwaukee Bucks) — Arrivato da Miami, Jaquez è entrato in un club ristrettissimo: dalla stagione 1982-83, solo altri tre giocatori hanno mantenuto medie di almeno 15 punti, 5 rimbalzi e 4 assist partendo dalla panchina. La sua percentuale dal campo ha toccato il massimo in carriera (50,7%) e gli assist sono quasi raddoppiati, passando da 2,5 a 4,7. Con Kyle Kuzma in scadenza e il rookie Nate Ament ancora acerbo, blindare Jaquez dovrebbe essere prioritario per i Bucks, anche se il nuovo coach Taylor Jenkins potrebbe voler prima valutare l’inserimento dell’ala nei propri schemi. Un quadriennale da circa 78,8 milioni con opzione giocatore nell’ultimo anno sarebbe in linea con il suo valore di mercato.

Cason Wallace (Oklahoma City Thunder) — Il segnale più eloquente è arrivato dalla cessione di Lu Dort ad Atlanta. Il GM Sam Presti non ha usato giri di parole:

«Abbiamo una grande considerazione di Cason e di quello che ha fatto per noi. Il più grande segno di rispetto che potessimo mostrargli è stato cedere Lu in quello scambio. Avremmo potuto esplorare altre strade, ma volevamo dirgli: crediamo che tu possa avere un ruolo centrale in questa squadra.»

Wallace, nominato per la prima volta All-Defense, ha guidato l’intera lega in palle recuperate la scorsa stagione, chiudendo settimo nella corsa al Difensore dell’Anno. Il freno è di natura fiscale: con il supermax di Shai Gilgeous-Alexander già attivo, OKC si trova 1,9 milioni oltre il secondo apron. Un contratto che parta da 25 milioni genererebbe circa 150 milioni aggiuntivi in luxury tax. Un quinquennale da 145 milioni potrebbe essere la soluzione, anche se i Thunder hanno dimostrato di non temere scelte dolorose pur di proteggere il nucleo.

Anthony Black (Orlando Magic) — I Magic hanno una tradizione consolidata nel chiudere rinnovi anticipati: nelle ultime tre stagioni hanno prolungato Cole Anthony, Jalen Suggs, Franz Wagner e Paolo Banchero. Black, prima dell’infortunio alla schiena di marzo, era candidato credibile al premio di Giocatore più migliorato, con la media punti balzata da 9,4 a 15,3 e una percentuale dal campo record del 44,7%. Il dubbio è finanziario: un nuovo accordo spingerebbe Orlando oltre la luxury tax per stagioni consecutive, con quattro giocatori già sopra i 26 milioni a partire dal 2027-28. Resta anche da capire se la franchigia lo veda come titolare o sesto uomo, considerando il backcourt Suggs-Bane già blindato a lungo termine.

Scoot Henderson (Portland Trail Blazers) — L’ex terza scelta assoluta ha acceso i riflettori nel primo turno playoff contro gli Spurs, mettendo a segno 70 punti nelle prime tre gare. Nelle ultime trent’anni, solo Brandon Roy e Damian Lillard avevano fatto meglio in un esordio ai playoff con la maglia di Portland. Tuttavia, al di là di quel campione ridotto, i numeri delle prime tre stagioni regolari sollevano perplessità: la sua percentuale dal campo del 40,4% è la seconda peggiore della lega nel triennio, e in difesa ha concesso il 51,4% come difensore più vicino. Un triennale da circa 51,8 milioni, con primo anno a 16 milioni, potrebbe rappresentare un punto d’incontro.

I veterani e le grandi decisioni economiche

La tendenza delle superstar a preferire la sicurezza economica alla free agency si è confermata anche quest’estate: Kawhi Leonard, Stephen Curry e Donovan Mitchell sono tra gli undici giocatori che hanno già prolungato il proprio contratto dall’inizio della offseason. Per chi ha ancora due anni di contratto (esclusa l’opzione), la scadenza è fissata al 19 ottobre; chi invece ha un solo anno residuo può trattare fino al 30 giugno. I giocatori con opzione giocatore nell’ultima stagione — come Jokic, Towns, Giannis e Anthony Davis — rientrano in quest’ultima categoria, ma dovranno rinunciare all’opzione per far partire il prolungamento.

Nikola Jokic non firmerà alcun rinnovo con Denver, per il secondo anno consecutivo. Non si tratta di malcontento, ma di pura strategia finanziaria: attendendo la prossima estate, il serbo potrà sottoscrivere un quinquennale da 359,5 milioni di dollari come free agent, il contratto più ricco nella storia della NBA, portando i guadagni complessivi in carriera a 724 milioni.

Karl-Anthony Towns ha ribadito più volte la volontà di restare a New York:

«In parole semplici, voglio trovare un accordo che tenga unita la squadra, che funzioni per i Knicks e che riconosca il mio valore.»

I Knicks, però, hanno comunicato che non negozieranno alcun prolungamento fino a stagione inoltrata. Il motivo è legato ai vincoli del secondo apron: con l’opzione giocatore di Towns da 61 milioni per il 2027-28, New York rischierebbe di sforare il tetto massimo. Attualmente la franchigia si trova 9 milioni sotto quella soglia con cinque posti ancora da riempire nel roster, e la situazione si complicherà ulteriormente nell’estate 2028, quando anche l’aumento previsto per Jalen Brunson — da 43,3 a circa 64,7 milioni — peserà sul monte ingaggi.

Tra gli altri veterani da monitorare entro il 19 ottobre figurano nomi come Payton Pritchard (Boston), Anthony Edwards e LaMelo Ball (Minnesota), Zion Williamson (New Orleans), Jaylen Brown (Philadelphia), Tyrese Haliburton e Pascal Siakam (Indiana), Darius Garland (LA Clippers) e Ja Morant (Portland). Entro il 30 giugno, invece, potranno trattare tra gli altri Giannis Antetokounmpo (Miami), Paul George (Boston), Tyler Herro (Milwaukee), Rudy Gobert (Minnesota) e Zach LaVine (Sacramento).

Sul fronte dei roster, entro lunedì tutte le squadre dovranno scendere a 15 contratti standard. Circa 80 giocatori finiranno nella lista degli svincolati. Tra le situazioni più interessanti, i Lakers hanno 16 giocatori garantiti e valutano scambi di consolidamento — cedere due elementi per acquisirne uno — come confermato dal presidente delle operazioni cestistiche Rob Pelinka. I Grizzlies, dopo aver già tagliato D’Angelo Russell e Jordan Hawkins, devono liberare altri due posti prima che lo stipendio di Jaylen Wells diventi garantito. I Knicks, vincolati dal secondo apron autoimposto, dei cinque veterani firmati in estate — Bruce Brown, Ochai Agbaji, Drew Eubanks, James Wiseman e Tony Bradley — ne terranno probabilmente uno solo, trovandosi appena 3,2 milioni sotto il limite.

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Tags: NBArinnovo contrattuale
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