RJ Cole è arrivato a Milano con una valigia piena di cose da dimostrare. Non è una novità per lui: è sempre andata così, a ogni latitudine e a ogni livello. Un metro e ottantacinque — con le scarpe e un pizzico di ottimismo, come racconta Luca Chiabotti su la Repubblica Milano — in un ruolo che storicamente premia chi qualche centimetro in più ce l’ha. Eppure Cole ha costruito la sua carriera esattamente così, partendo dal basso, squadra dopo squadra, convincendo chi non lo conosceva.
L’ultima tappa prima di approdare nel capoluogo lombardo è stata Venezia, dove ha chiuso le finali scudetto proprio contro l’Olimpia recitando un ruolo da protagonista con 17 punti, 4.5 assist e 5.5 rimbalzi di media. Adesso quella barricata è diventata casa sua, e il contesto è cambiato radicalmente: non più l’outsider che prova a fare lo sgambetto alla grande, ma il giocatore chiamato a reggere il peso di una maglia pesante in EuroLega.
“Voglio dimostrare il mio valore, far vedere a tutti che merito di giocare in Eurolega. Ho avuto questa opportunità a Milano, sono qui per impegnarmi, crescere, imparare. Dobbiamo ancora lavorare molto come gruppo, mettere tutto assieme. Personalmente sto ancora cercando la mia strada in questo nuovo ruolo che non ho mai interpretato.”
Cole: luci e ombre di un avvio tra campionato ed Europa
L’Olimpia Milano sta attraversando un momento difficile, e Cole ne è lo specchio fedele. Contro il Real Madrid la sua partita ha raccontato tutto in pochi minuti: entrato sul 10 pari, ha subito acceso la luce per Mathews con tre assist, portando i biancorossi in vantaggio. Poi, tre falli in cinque minuti lo hanno di fatto tolto dalla contesa. Un episodio che sintetizza perfettamente la fase di adattamento che sta vivendo.
I numeri europei confermano le difficoltà iniziali: il 15% da tre in Eurolega è una percentuale che pesa. In campionato, invece, il rendimento è completamente opposto: 71.4% dal campo, che lo consacra come secondo miglior realizzatore della squadra. La differenza tra i due contesti è evidente, e Cole lo sa bene. Sa anche che la pressione di giocare a Milano è una variabile inevitabile, ma la inquadra a modo suo:
“È normale che quando scegli di giocare in città come Milano, ci sia pressione attorno a te. Ma, dal mio punto di vista, cambia poco: in campo uno deve mostrare la stessa attitudine, sia che giochi nella squadra più forte o che la sfidi con una più debole.”
La mentalità e la parentesi sul nuovo look
C’è una frase, tra quelle rilasciate dal playmaker, che racconta meglio di qualsiasi statistica chi è RJ Cole e da dove viene:
“Onestamente, per me, il percorso è sempre stato quello di dover dimostrare il mio valore. Ad ogni livello e in ogni Paese è sempre successo, perché la gente non sa mai chi sei veramente. Magari sentono parlare di te online o altro, ma non hanno la possibilità di vederti giocare davvero.”
A margine, c’è anche spazio per una nota di colore: il nuovo look con una spruzzata di biondo tra i capelli. Merito — o colpa — della moglie: “È stata un’idea sua — ha spiegato Cole — mi ha detto di provare qualcosa di nuovo e ho detto di sì. È la prima volta in vita mia che faccio qualcosa del genere”. Una piccola parentesi leggera all’interno di una stagione che, per il momento, leggera non è affatto.







