Costruire un roster capace di arrivare alle Final Four richiede molto più di un assegno in bianco e una lista di nomi ad alto fatturato. Durante la sua approfondita chiacchierata in esclusiva con Extra Frame su SKWEEK, Ettore Messina si è addentrato negli anfratti più complessi del reclutamento in Eurolega, svelando la sottile linea d’ombra che separa la firma di un grande atleta dalla creazione di uno spogliatoio funzionale. Tra l’esplosione dei costi per le superstar e le malpanciste reazioni dei senatori che vedono ridursi il proprio minutaggio, il lavoro del general manager si è trasformato in un delicato equilibrismo psicologico.
Messina parla del sacrificio delle priorità e le turbolenze dello spogliatoio
Nelle dinamiche di mercato odierne, la scarsità di profili completi — capaci di combinare comprensione del gioco, attitudine difensiva e resistenza mentale — costringe gli allenatori a dolorosi compromessi. Si può scegliere di rinunciare al QI cestistico per un surplus di durezza agonistica, oppure tollerare un atleta indolente se dotato di un talento offensivo cristallino. Quando però si assemblano roster extra-large per affrontare una regular season lunghissima, il rischio di intaccare le certezze dei singoli è elevatissimo.
Nel corso dell’intervista, Messina ha fotografato la natura del mercato e le tensioni invisibili che animano i primi mesi di competizione:
«I grandi giocatori sono come il caviale russo, diciamo. Sai, c’è tanta domanda, ma un’offerta molto limitata. Quindi il prezzo sale tantissimo e solo poche squadre possono permettersi i giocatori e i soldi che chiedono… All’inizio della stagione, nella prima parte della stagione, il più delle volte i giocatori si guardano intorno e dicono: “Quanti siamo qui? Quanti minuti giocherò?”.
Mentirei se ti dicessi che non è stata una sorpresa, perché dopo un titolo ti aspetti che tutti siano felici di restare e puntare al secondo titolo consecutivo, che è sempre l’obiettivo. Ma le squadre che riescono a gestire quel momento dell’anno, quando si gioca per il titolo e nessuno pensa ai minuti ma solo a vincere, alla fine hanno le maggiori possibilità di farcela»
L’arte sottile degli incastri perfetti
Il mercato, insomma, non perdona la superficialità. Riempire la stiva di caviale pregiato non garantisce la riuscita del banchetto se gli invitati non sono disposti a condividere le porzioni. L’insegnamento che emerge dalle parole del coach italiano risiede proprio in quella maturità collettiva che si sviluppa soltanto a primavera inoltrata: i campionati non si vincono ad ottobre chiedendo spazio al referto, ma a maggio dimenticando il tabellino personale per fare posto al trofeo in bacheca.





