Il basket italiano potrebbe vivere una svolta strutturale senza precedenti entro la stagione 2029/30. Il progetto allo studio, riportato da La Prealpina, punta a trasformare le 16 squadre di Serie A e le 20 di A2 in un sistema di franchigie più solide e organizzate, con riferimenti espliciti ai modelli già adottati in EuroLeague e alle logiche che potrebbero caratterizzare una futura NBA Europe.
Il ritorno al professionismo e i nuovi requisiti
Uno degli elementi centrali della riforma riguarda la Serie A2, che tornerebbe ad avere status professionistico, una condizione abbandonata nel 2013. Parallelamente, si innalzerebbero le soglie di accesso e permanenza nel sistema: tra le ipotesi sul tavolo c’è un requisito minimo di 3.000 posti di capienza per le arene dell’A2, oltre a criteri più stringenti per eventuali trasferimenti di franchigia.
Il modello, però, non sarebbe completamente chiuso. L’intenzione sarebbe quella di mantenere la mobilità tra i campionati, riducendo però le retrocessioni: una sola squadra scenderebbe di categoria sia tra Serie A e A2, sia tra A2 e B Nazionale. Un compromesso tra la logica delle leghe aperte europee e quella più rigida delle franchigie nordamericane.
Il percorso verso l’assemblea di Lega Basket
La direzione intrapresa sembra raccogliere consensi in diversi ambienti del movimento cestistico italiano. Il progetto verrà approfondito dall’assemblea di Lega Basket, che avrà il compito di valutarne la fattibilità e definire i passi successivi verso una riforma che, se approvata, cambierebbe profondamente il volto del basket italiano.





