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Settimana Bianconera: una sberla a Sofia, una risposta a Milano per la Virtus

n.fiumi by n.fiumi
26 Ott 2026
in EuroLeague, Lega Basket
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Virtus Bologna

Foto Marco/brondi // CIAMILLO-CASTORIA

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Settimana di grandi altalene, tra rimonte subite e completate, per una Virtus Bologna che esce da due trasferte davvero complicate con più certezze di quante ne avesse prima di affrontarle. Prima il ko di Sofia contro l’Hapoel Tel Aviv, arrivato dopo quello che è stato forse il miglior primo tempo della stagione, con i bianconeri capaci di toccare anche il +13 e giocare alla grande contro una corazzata europea, salvo poi subire il ritorno degli israeliani e, soprattutto, il loro impatto fisico. Poi la grande vittoria di ieri pomeriggio a Milano, con una rimonta partita addirittura dal -19 nel secondo tempo e completata al supplementare, al termine di una prova di squadra sontuosa in una gara caricata in settimana di grandi attese.

Le difficoltà quando gli avversari alzano l’intensità fisica della partita

È stato certamente il tema centrale della partita contro l’Hapoel Tel Aviv: la difficoltà incontrata dalla Virtus Bologna quando la squadra di Itoudis è rientrata dagli spogliatoi alzando sensibilmente il livello della propria aggressività fisica. Da quel momento l’attacco bianconero si è praticamente piantato, soffrendo la taglia di giocatori come Bryant, Micic, Toppin e Oturu, oltre al gioco a tutto campo di Zach LeDay. Tutto è diventato improvvisamente complicato: dal costruire tiri puliti fino ai semplici passaggi necessari per avviare i giochi. Carr, Frazier e Bello sono stati sottoposti a una pressione costante e la Virtus non è più riuscita a ritrovare quella fluidità offensiva che nel primo tempo l’aveva fatta volare fino al +13.

L’Hapoel ha iniziato a utilizzare quintetti più grandi anche sugli esterni, imponendo una superiorità fisica che la Virtus sa di non poter pareggiare. Il problema è che questa pressione ha finito per togliere ai bianconeri non soltanto fluidità, ma anche fiducia nel proprio gioco in velocità, proprio quello che normalmente permette alla squadra di Mumbrú di compensare il divario fisico con gli avversari. È in quel momento che è arrivato il parziale di 17-2, che ha ulteriormente minato le certezze offensive della Virtus. Una difficoltà fotografata piuttosto bene anche dai numeri relativi alla qualità dei tiri. Nei primi venti minuti, la Virtus ha costruito 15 conclusioni in catch and shoot: sei contestate, chiuse con un modesto 1/6 da tre, e nove aperte, trasformate in quattro triple per 12 punti. Nel secondo tempo, invece, le conclusioni in catch and shoot sono scese a 11, delle quali appena tre aperte. Ma il dato più significativo riguarda gli otto tiri contestati: zero canestri su otto tentativi (dati Synergy).

Numeri che raccontano bene quanto l’aumento della pressione fisica dell’Hapoel abbia inciso sulla capacità della Virtus di generare vantaggi e costruire buoni tiri. E che pongono una questione interessante per il prosieguo della stagione: quanto riuscirà questa squadra a mantenere la propria identità offensiva quando gli avversari saranno in grado di toglierle ritmo e spazio con la fisicità?

A Milano la risposta che serviva

Neanche a farlo apposta, la risposta alla domanda è arrivata nel big match di campionato a Milano. L’Olimpia è stata molto brava a eseguire il proprio piano partita per almeno due quarti e mezzo. Grande attenzione nel togliere alla Virtus il campo aperto, rientrando con disciplina e puntualità in difesa. E, una volta schierata, tanta fisicità, soprattutto sugli esterni, per replicare quanto fatto pochi giorni prima dall’Hapoel e, nella Supercoppa di settembre, dalla stessa Olimpia.

La Virtus, ancora una volta, ha dato l’impressione di andare a sbattere contro il muro difensivo avversario. Senza la possibilità di correre in campo aperto, gli uomini di Mumbrú sono sembrati spaesati, finendo per subire un parziale di 21-3 nel secondo quarto che sembrava aver indirizzato definitivamente la partita verso le Scarpette Rosse. Ma questa volta la Virtus Bologna ha reagito. Da squadra matura, capace di non farsi prendere dal panico e di costruire la rimonta con pazienza, senza bisogno del classico parziale spacca gambe.

Virtus Bologna
Foto Ciamillo-Castoria

Un punto alla volta, i bianconeri hanno ricucito lo svantaggio, trovando uno straordinario Wendell Moore nel quarto periodo. E mentre Milano perdeva progressivamente giocatori per cinque falli, la Virtus rientrava sempre più in partita, ribaltandone l’inerzia e dimostrando di poter essere efficace anche nel gioco a metà campo. Per di più con Alston in borghese per scelta tecnica.

Prima con Moore, salito in cattedra nel momento più delicato, poi Marcus Carr, che dopo quaranta minuti vissuti quasi in apnea ha trovato nel supplementare canestri dal peso specifico enorme. Quelli necessari per completare una rimonta che sembrava improbabile e mantenere la Virtus Bologna imbattuta in campionato dopo cinque giornate. Si rafforza la sensazione che abbassare il volume di questa Virtus sia possibile. Tenerlo spento sia molto più difficile.

Rimbalzi: croce e delizia

Se la settimana scorsa avevamo parlato di una squadra che mostrava evidenti difficoltà nel controllo dei rimbalzi difensivi, questa volta il capitolo rimbalzi finisce decisamente nella colonna delle note positive. I bianconeri hanno sfoderato due prestazioni devastanti sotto i tabelloni avversari, catturando 21 rimbalzi offensivi a Sofia, pari al 43% di offensive rebound percentage, e addirittura 23 a Milano, con un impressionante 53%. Numeri enormi, soprattutto se consideriamo che sono arrivati in due trasferte contro avversarie di alto livello.

Il tutto, peraltro, accompagnato da un lavoro decisamente migliore anche sotto le proprie plance. La Virtus ha concesso il 36% di offensive rebound percentage all’Hapoel e il 28,6% a Milano. Percentuali che non sono certamente d’elite e che testimoniano come qualche difficoltà nel controllo del rimbalzo difensivo sia ancora presente. Ma che, confrontate con quanto prodotto dall’altra parte del campo, diventano decisamente più sostenibili. Più ancora del dato aggregato, però, è probabilmente il dettaglio individuale a rassicurare maggiormente Mumbrú. Perché non c’è un rimbalzista dominante a trascinare la squadra, ma un vero e proprio lavoro collettivo. Contro l’Hapoel sono stati cinque i giocatori capaci di catturare almeno quattro rimbalzi, contro Milano addirittura sei. Un contributo diffuso che racconta bene come la forza della Virtus a rimbalzo non dipenda soltanto dai suoi lunghi, ma anche dall’energia, dall’aggressività e dalla disponibilità al sacrificio degli esterni. Ed è forse proprio questo l’aspetto più incoraggiante: una squadra che riesce a compensare i propri limiti fisici attraverso il lavoro di tutti.

Chi sale

Wendell Moore si prende la copertina di questa settimana grazie alla straordinaria prestazione contro l’Olimpia Milano. Dopo la scoppola di Sofia, incassare una seconda sconfitta consecutiva avrebbe potuto rappresentare un contraccolpo psicologico importante per i bianconeri. Soprattutto per le modalità con cui la Virtus era finita sotto nel punteggio durante il primo tempo, mostrando difficoltà molto simili a quelle emerse contro l’Hapoel. E invece, proprio nel momento più complicato, Moore è arrivato in soccorso della squadra, dando probabilmente il contributo più importante per tirarla fuori dal pantano. Ha ispirato la rimonta segnando praticamente in tutti i modi: dall’arco, attaccando il ferro e trovando soluzioni dal mid-range. Una prestazione offensiva completa, che ha mostrato ancora una volta l’enorme talento di cui dispone questo giocatore. Un talento che, silenziosamente, sta iniziando a emergere con sempre maggiore continuità, mentre Moore esce progressivamente dal proprio guscio e lascia intravedere tutte quelle qualità che potrebbero renderlo un vero protagonista del basket europeo.

Chi scende

Settimana complicata per Rasheed Bello, finito nel tritacarne della difesa dell’Hapoel mercoledì e poi nuovamente escluso dalle rotazioni in campionato nella trasferta di Milano. Il playmaker sta ancora attraversando una fase di rodaggio e apprendimento di un basket che, per letture richieste e rapidità di esecuzione, rappresenta per lui un mondo quasi completamente nuovo. La fiducia dello staff tecnico nei suoi confronti non sembra mancare, ma nelle prossime partite Bello sarà chiamato a dare qualche segnale di crescita. Non necessariamente attraverso prestazioni appariscenti, quanto piuttosto mostrando maggiore sicurezza nella gestione dei possessi e nella capacità di leggere le situazioni di gioco.

Prossima settimana

Settimana interamente dedicata all’Eurolega per la Virtus Bologna, con un doppio turno che porterà al PalaDozza prima lo Žalgiris Kaunas, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, e poi il Beşiktaş, venerdì 30, sempre allo stesso orario. Due impegni tutt’altro che banali, contro avversarie di qualità, ma con il vantaggio di poterle affrontare davanti al proprio pubblico, la cui spinta ha spesso rappresentato una marcia in più per i bianconeri. Due occasioni importanti per dare continuità a quanto di buono mostrato in questo avvio di stagione. Per tornare a parlare di campionato, invece, bisognerà aspettare la settimana successiva.

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Tags: EuroLeagueLegabasketVirtus Bologna
n.fiumi

n.fiumi

Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata.Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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