Andrea Bargnani, oggi Executive Advisor della Lega Basket Serie A, si è raccontato sulle pagine di Men’s Health toccando diversi temi: dal ritiro alla vita dopo il basket, fino alle prospettive del movimento cestistico europeo.
Sul capitolo carriera, l’ex giocatore ha spiegato come il passaggio alla vita da ex giocatore non sia stato traumatico. Gli infortuni degli ultimi anni avevano già preparato il terreno a una transizione graduale:
«Negli ultimi anni ho avuto tanti infortuni, non è che sono passato dal giocare tutte le partite a smettere. C’è stato un periodo in cui ero più fuori che sul parquet, quella è stata la mia fase transitoria. Nessuna ripercussione negativa, è una scelta che ho fatto da giovane, perché a 31 sei giovane per ritirarti. Una decisione voluta e vissuta bene, perché l’ho presa io in prima persona.»
Ciò che non rimpiange affatto sono le doppie sessioni di allenamento, anche nei periodi con la Nazionale. Sul fronte alimentare, invece, nessun cambiamento: Bargnani ha mantenuto le stesse abitudini di sempre, continuando ad allenarsi quotidianamente a quasi dieci anni dal ritiro.
Infrastrutture, investitori e il nodo NBA Europe
La parte più interessante dell’intervista riguarda però il futuro della pallacanestro italiana ed europea. Bargnani individua nel tema degli impianti sportivi una delle leve principali per la crescita del movimento, sottolineando come qualcosa stia già cambiando: Cantù e Venezia sono al lavoro sulle rispettive nuove arene, Tortona gioca già nella Nova Arena, e anche la Virtus Bologna è in fase di progettazione.
A questo si aggiunge l’interesse crescente degli investitori stranieri e il dibattito attorno a un’eventuale NBA Europe, progetto ancora non concretizzato ma che, secondo Bargnani, testimonia il peso sempre maggiore che l’Eurolega sta acquisendo oltreoceano:
«Un twist, un cambiamento, serve sicuramente, al movimento e a tutto lo sport in generale in Italia e in Europa. Non mi sembra che il calcio brilli dal punto di vista economico…»
Un’onda da cavalcare, la definisce, con la consapevolezza che i risultati reali si potranno misurare solo tra un decennio.






