Il ritorno in grande stile di Roma, con ben due squadre ai nastri di partenza, e l’imminente sbarco della NBA Europe rappresentano i temi caldi del nuovo campionato. A fare il punto della situazione è Andrea Bargnani, attuale executive advisor di Legabasket, in un’intervista a La Repubblica. Il compito dell’ex NBA è proprio quello di dialogare con i presidenti e sviluppare un modello di business innovativo che, secondo la sua opinione, il basket italiano deve assimilare in fretta:
“Il progetto NBA Europe farà molto bene all’intero movimento, poiché sposterà capitali e riuscirà a coinvolgere nuovi investitori che altrimenti non sarebbero mai entrati nel sistema cestistico nazionale”.
L’ex giocatore ha poi analizzato la nascita delle due nuove realtà capitoline, il BC Roma e la Maxima, nate dall’acquisizione dei titoli sportivi di Cremona e Brescia:
“Roma non vedeva la Serie A da cinque anni, ed onestamente c’era grande fermento. A prescindere dal fatto che io sia romano è una cosa molto positiva. Avere una città di queste dimensioni, senza nulla togliere a Cremona e Brescia che hanno ceduto il titolo, aiuterà un sistema che non può sopravvivere solo di sport ma anche di intrattenimento e di una serie di aspetti commerciali fondamentali per la crescita del nostro basket”
Alla domanda su come le due nuove realtà romane nate dal nulla possano creare attenzione ed interesse, Bargnani è netto:
“Qualsiasi squadra che esista al mondo è nata dal nulla o dall’acquisizione di titoli sportivi. La differenza è solo quanti anni ha. La passione e l’interesse si costruiscono sul territorio prendendo i contatti con i centri giovanili, che a Roma sono tanti, provando a fidelizzare prima i ragazzi e poi i genitori. Sarà una bella sfida”.
Infine, a margine delle riflessioni dirigenziali, Bargnani si è lasciato andare anche ai ricordi legati al suo passato, a vent’anni esatti dalla sua storica chiamata come prima scelta assoluta al Draft:
“L’NBA per me è famiglia. Mi ha cambiato radicalmente la vita, trasmettendomi una profonda e radicata cultura del lavoro sia dentro che fuori dal campo durante gli anni vissuti intensamente tra Toronto e New York”.




