Nessuno gliel’ha ancora chiesto, per quel che ne sappiamo. E non è da escludere che le priorità della sua vita, tra un’infanzia tra i campetti di New York City e la carriera da professionista, fossero ben altre che rilassarsi e godersi la lettura dei grandi classici. Se dovessimo scommettere però sul genere letterario preferito da Kevin Xavier Punter Jr. punteremmo sulla letteratura di viaggio, senza disprezzare una spruzzata di fantascienza. Con una chiara inclinazione per le opere di Jules Verne. Romanzo preferito? “Viaggio al Centro della Terra”, “Ventimila Leghe sotto i Mari”, “Il giro del mondo in 80 giorni”. Fate vobis. Altro che Cristoforo Colombo, altro che Eroe dei Due Mondi. Kevin Punter, giramondo con licenza di uccidere.
ESTA SELVA SELVAGGIA E ASPRA E FORTE
La mente dell’essere umano è costantemente bersagliata da dubbi e incertezze. Proprio dalla relazione che riusciamo a intessere con le nostre debolezze si dedurrà quanto sapremo affrontare gli ostacoli e le asperità che la vita ci pone davanti. Queste banalità da Smemoranda valgono anche e soprattutto per il giovane Kevin. Nato e cresciuto nel Bronx, da subito intreccia un intensissimo rapporto con la madre. Il quartiere di certo non è dei più raccomandabili ma, per la gioia di Kevin, la contea a nord di Manhattan non è famosa solo per la nomea di distretto malfamato e intriso di criminalità. Per la gioia di Kevin, il quartiere pullula di campetti. Le giornate trascorse, dall’alba al tramonto, a consumare le suole nei vari playground cittadini forgiano l’istinto predatorio di Kevin. Vi state immaginando la scena della madre che, dalla finestra della cucina, intima al figlio di rincasare perché è pronta la cena? Perfetto. Premete il tasto replay e gustatevela qualche migliaio di volte. I pomeriggi di elementari e medie di Kevin, all’incirca, dovrebbero essere andati così. Primo colpo di scena: papà e mamma Sherise decidono di trasferirsi in North Carolina. Il primo dei tanti traslochi.
Gli anni alla Body of Christ Christian Academy di Raleigh sono costellati da prestazioni scintillanti. All’ultimo anno le cifre realizzative di Kevin, inserite nel sistema di coach Darryl Harris, non possono passare inosservate agli occhi degli scout collegiali. Nonostante Harris decida di dimettersi poco prima della fine della stagione, impedendo così a Kevin di risaltare ulteriormente sui taccuini dei principali interessati, Kevin non molla. Decide di non mollare ricordandosi dell’insistenza del coach che, recandosi direttamente a New York per convincere i genitori a cambiare stato per consentire al figlio di essere educato presso uno dei servizi formativi cestistici migliori degli Stati Uniti, riesce a persuadere il padre a stracciare qualsiasi altra carta per spostarsi a Raleigh. “Midrange Kev” miete vittime su vittime, e il suo nome raggiunge le orecchie del Missouri.
Due anni trascorsi a State Fair College non confermano quello che di buono Kevin Punter ha mostrato sino ad adesso. Gli stimoli vengono chiaramente meno. Per un realizzatore come lui, la palla gira troppe volte sull’anello arancio senza infuocare la retina.
“Basta, mamma. Voglio smettere. Non sono all’altezza”.
“Ascoltami, Kevin. Qualsiasi decisione tu voglia prendere, sappi che io e papà ti sosterremo sempre. Magari non capirò molto di basket, ma fidati di me: la stoffa ce l’hai. Il talento anche, altrimenti non saremmo qui, a 1200 miglia dal Bronx. Se non molli, avrai un futuro radioso davanti a te. E so che, dentro di te, la forza per andare avanti non ti manca.”
Il killer instinct coltivato sull’asfalto newyorkese è risvegliato dal torpore: Punter riprende a essere la macchina di canestri che è sempre stato nei vent’anni di vita. Almeno fino a che arriva una chiamata. “Midrange Kev, qui è Donnie Tyndall. Ti andrebbe di usufruire di un transfer per la tua stagione da Junior?” Detto, fatto. Valigie preparate. Direzione Tennessee.
La prima stagione per i Volunteers non è certamente la più memorabile. Lo spazio in rotazione ci sarebbe anche, ma Kevin sembra spento. Il fuoco interiore pare sopito sotto un mucchio inamovibile di cenere. Alla fine dell’anno la presidenza del college decide di allontanare coach Tyndall a causa di una vicenda mai realmente chiarita a Southern Miss, incarico precedente del coach, sul quale la NCAA sta investigando. Altro colpo di scena. Un altro coach, un altro uomo di basket colpito dalle capacità balistiche di Kevin, si allontana dal suo pupillo. Kevin viene abbandonato da un altro mentore. Ma, come recita l’adagio, non tutto il male vien per nuocere. Da qui in avanti, la carriera di Kev prende definitivamente slancio. Il merito? Un nome e un cognome: Rick Barnes. Il coach di Hickory è reduce da un’esperienza di 17 anni all’università di Texas. Sotto di lui transitano gemme come TJ Ford e un certo Kevin Durant. Non l’ultimo arrivato, insomma. “Ha completamente cambiato la mia meccanica di tiro”. A distanza di anni, Punter riconosce a Rick Barnes la perseveranza di scorgere in lui il talento di un realizzatore sopraffino, limitato però da una tecnica scorretta. Al fianco dell’attuale 3&D dei Dallas Mavericks Josh Richardson, Kevin riprende a martellare e a bucare le retine dei migliori college nazionali. Difesa a uomo, a zona, mista. Non c’è nessuno che possa fermarlo. Nessuno, a parte Eris. Dea della Discordia.






