HomeLega BasketLegabasket: Paura, Coraggio, e la metafora della rana bollita...(Werther Pedrazzi)

Legabasket: Paura, Coraggio, e la metafora della rana bollita…(Werther Pedrazzi)


“Un giorno la paura bussò alla porta.
Il coraggio andò ad aprire
e non trovò nessuno”.
(Martin Luther King)

Esattamente questo è ciò che è successo nella semifinale playoff tra Olimpia Milano e Reyer Venezia. Quando all’ingresso dell’ultimo minuto dell’ouverture, Gara 1, Venezia era avanti 76-77 e un (indiscutibile) errore arbitrale, può capitare, regalava canestro valido e tiro libero supplementare a Kyle Hines, che non si lasciava certo sfuggire l’occasione. Il fallo, maledetto replay, e maledetto anche il cinismo televisivo, dimostrava chiaramente che il fallo era stato commesso prima dell’inizio dell’azione di tiro, niente continuità, niente canestro e nemmeno tiri liberi, visto che la Reyer non aveva ancora raggiunto il bonus. Punto. Amen. E così sia. Ci ha pensato Shields ha legittimare tutto. Ma che paura! Soprattutto ci ha pensato l’Olimpia, in gara 2, a sgombrare il campo da ogni dubbio o polemica. Venezia aveva bussato alla porta di Milano mettendole paura, ricevendo in risposta il coraggio e la determinazione di Milano.
Ci è tornata in mente la “Metafora della rana bollita” di Noam Chomsky.
Scrive l’anarchico, scienziato e teorico della comunicazione statunitense:

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. Però si indebolisce. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma essendosi ormai troppo indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone”.

Ecco. Il pentolone era la Reyer di Gara 1 e Milano la rana che è saltata immediatamente fuori, trasformandosi in leone.

Noi siamo anacronistici, nel senso che della cronaca, per scelta da tempo non ci occupiamo più. Al riparo dalla pioggia di curiosità statistiche e precedenti… Spigoliamo, in qua e in la, raccattando sensazioni, emozioni, belle, brutte, giuste, sbagliate. Non importa.
E allora, significativo abbiamo trovato il fatto che in gara 2 l’Armani abbia raggiunto il massimo vantaggio coincidente con il risultato finale (99-65). In una progressione costante, non soltanto agonistica ma anche mentale, che è il miglior viatico per l’imminente viaggio: la realtà di giocare intensamente ogni minuto, fino all’ultimo minuto, per coltivare il sogno di Colonia. Una difesa straordinaria, che ha sezionato la partita con passaggi di 19-0 e 30-4, riconfermando uno degli arcani del basket, postulato empirico da sempre dimostrato, che dice che quando sei aggressivo in difesa, l’aggressività si trasferisce anche in attacco, e salgono le percentuali, frutto della tranquillità e della sicurezza con cui vai al tiro, confidando che comunque vada dietro non pagherai dazio.
Tutto questo, solo per dire che Milano è pronta per Barcellona.

Lui non lo sa, il nostro caro amico, ma ha ragione quando per sfotterlo chiama il coach milanese il Messi(n)a… Ragione da vendere, perché quella che Ettore Messina ha fondato a Milano è una vera e propria religione del basket, fatta di monaci guerrieri votati al sacrificio per la causa, e anche all’inferno individuale della panchina, tenendosi sempre pronti, quando chiamati per un contributo al paradiso collettivo. E fu così che, in assenza di Kevin Punter, Malcom Delaney ha sfoderato probabilmente la sua miglior prestazione stagionale, e Michael Roll, nemmeno convocato per Gara 1, fuori dalle rotazioni, ha fornito una prestazione davvero consistente in Gara 2, per non parlare di un eccellente Paul Biligha.

A noi piace immaginare, piace ricordare…
Walter De Raffaele dopo la batosta subita al Forum:
“Dimenticando la serie ci tengo a fare il mio più grande in bocca al lupo a Milano per l’imminente Final four, con la speranza che possa arrivare più avanti possibile!”.
Noi abbiamo sempre pensato che quello dell’allenatore sia il mestiere più antico e difficile del mondo, perché il materiale che devi plasmare non è inerte bensì vivo, umano, e che per farlo nel migliore dei modi, dietro all’allenatore debba esserci un uomo vero! Non un uomo banale, ma un vero signore. Non è la prima volta che WDR ce lo conferma…