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Home EuroLeague

Eurolega, i soliti noti: i coach vengono confermati…una tendenza? (1°parte)

Massimiliano Bogni by Massimiliano Bogni
20 Set 2021
in EuroLeague
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coach
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13 su 18. 72,2%. Irrealtà se si parla di tiro oltre l’arco dei 6,75 mt. Numeri dello Shaq d’annata o dell’ultimo Giannis se si guarda alle conclusioni al ferro. Ma a loro, a quelli che telecomandano gli atleti dal pino, quella percentuale potrà sorridere se e solo se associata alla voce “Win”. O al massimo a un referto rosa. 13 su 18. Dopo un’annata particolare se mai questo aggettivo si possa applicare ad una stagione di basket internazionale, la gran parte delle società di Eurolega ha preferito confermare il coach anche per la stagione 2021/2022, prossima ventura. Solo 5 delle prossime partecipanti al prossimo ballo europeo hanno optato al contrario per una virata. Addirittura, se si escludono le new entry Monaco e Unics Kazan, saranno unicamente tre i volti nuovi seduti sulle panchine di Eurolega. Le motivazioni di questa riconferma di massa possono essere molteplici. Di natura tecnica o psicologica. Quel che è certo è che, a giudicare dal livello di conoscenza del Gioco mostrato, appiedarli sarebbe suonato come un vilipendio.

LYTRA: IL RISCATTO

Sarà strano tornare a gustarsi il derby di Atene con O.A.K.A e lo Stadio della Pace e dell’Amicizia finalmente strabordanti di entusiasmo e tensione, senza alcuna limitazione del caso. Vuoi per le norme pandemiche, vuoi per le vicissitudini interne al campionato greco, l’atmosfera incandescente dei due palazzetti tornerà ancora più devastante che mai, nonostante l’assenza dopo ormai due decenni di uno dei protagonisti più acclamati della scena, Vassilis Spanoulis. Se per i Greens l’annata si preannuncia piena di incognite, l’Olympiacos non è da meno. I biancorossi, almeno, potranno contare sulla presenza confortante di Georgios Bartzokas. Guida del trionfo del 2013, tornato l’anno scorso dopo le esperienze non fortunatissime in Russia (Kuban e Khimki) e Catalogna, l’allenatore nativo di Atene è chiamato a rinvigorire una squadra che l’anno scorso è apparsa costantemente stanca, fisicamente e mentalmente. Sperando che Dorsey e Fall sappiano armare al meglio la miglior macchina di pick ‘n roll delle nostre latitudini, conosciuto ai più come Kostas Sloukas. Contando sull’energia tra le guardie di Walkup e Dorsey. Bartzokas ha dimostrato nella carriera di sapersi adattare più lui agli uomini a disposizione che viceversa. Chissà che non possa portare l’Olympiacos ai livelli della sua prima esperienza al Pireo.

Che l’Ellade sia patria fedele alla pallacanestro, lo dimostra il fatto che altri due coach vengano da lì. Entrambi sono chiamati a riscattare una stagione sotto le rispettive attese. Mai in carriera Dimitris Itoudis aveva guidato il CSKA Mosca a una percentuale così bassa di vittorie in stagione regolare. “Appena” il 70,8%. L’infortunio di un Milutinov quanto mai dominante e il rapporto non esattamente idilliaco tra il coach greco e Mike James hanno scosso il frigido ambiente moscovita. Nonostante tutto, la Dea bendata ha in parte ripagato gli sforzi di Itoudis di reinventare completamente gli equilibri e le rotazioni prive dei suoi due giocatori più forti, consegnandogli ai Playoff una versione quantomeno rimaneggiata del Fener. La semifinale coi futuri campioni dell’Efes è ulteriore manifesto di cosa è in grado di regalare il basket se, unito alle capacità tecniche, quando un allenatore riesce a entrare sottopelle ai propri giocatori, facendogli cullare la realizzazione di un’impresa utopica. Con un James in meno ma con Lundberg dal giorno 1 e il trasloco da casa Khimki di Shved (altro cavallo pazzo difficile da contenere…), l’Armata Russa e Itoudis hanno un unico obiettivo. Quello di sempre. Vittoria. Sempre al confine col continente asiatico ma con un clima decisamente migliore, Ioannis Sfairopoulos e il suo Maccabi Tel Aviv sono stati forse quelli maggiormente penalizzati dall’assenza forzata dei supporters a palazzo. Tutti sappiamo quanto i tifosi israeliani possano far pendere l’ago della bilancia a favore dei propri beniamini. Per ulteriori informazioni, chiedere al Barca 2020-2021, unica squadra “costretta” a giocare alla Yad-Eliahu con un minimo di pubblico. L’energia scatenata da Wilbekin, Dorsey e Bryant è rimasta così sopita, e Sfairopoulos non ha saputo trovare efficienti contromisure per permettere una valida presenza in campo ai vari Zizic o Bender. La società ha risparmiato pochissimi giocatori da un totale repulisti, affidando alle sapienti mani dell’ex assistente, tra gli altri, dei Rockets e dello stesso Itoudis, un roster rinnovato dal ritorno di Reynolds sotto le plance e l’esplosività di Evans nel backcourt. Itoudis e Sfairopoulos: risorgere dalle proprie ceneri?

REVELACIÓN: LA SORPRESA

Real Madrid squadra rivelazione dell’Eurolega 2020/2021? Non è affermazione così blasfema come potrebbe apparire a prima vista. Durante l’anno si sono persi giocatori come Campazzo, Deck e Randolph. Llull, Rudy e Jaycee non erano sicuramente esterni di primo pelo. Eppure, l’Efes ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio dei Blancos. A chi assegnare i meriti? In primis, ovviamente, a Pablo Laso. Il bicampione continentale, alla decima stagione sulla panchina merengue, ha saputo andare oltre le peripezie e le, scusate il francesismo, infinite sfighe di una stagione travagliata. L’esperienza, al Real 2021-2022, non mancherà né in campo né tanto meno in panchina. Ai nastri di partenza, con un Poirier e un Williams Goss chiamati a fare la differenza, il Real non può che presentarsi tra le più accreditate. Anche perché l’inizio di stagione fa ben sperare. Sempre di coach spagnoli si parla, ma raramente si potrebbe pensare a un archetipo tanto differente da Laso. L’anno scorso anche lui ha condotto un roster sottovalutatissimo (a posteriori, bisogna dirlo, siamo capaci tutti…) alla decisiva gara 5 coi futuri finalisti del Barca. Contro la sua ex squadra, Xavi Pascual ha saputo elevare ulteriormente il livello del gioco di uno Zenit epitome di costanza di rendimento e regolarità, che per la gran parte della Regular Season ha annusato l’aria del fattore campo a favore per la serie Playoff. Non che l’inferocito pubblico di San Pietroburgo avrebbe sovvertito il pronostico, ma Pangos e compagni avrebbero meritato forse qualcosina di più. Lasciato partire il play canadese, il rinnovamento del reparto guardie esterni ha seguito le indicazioni di coach Pascual: più esplosività e capacità di creazione del palleggio, sapendo di non poter eguagliare l’intelligenza cestistica e le letture proposte dal nuovo compagno di Rubio ai Cavs. Entrambi i coach si ripresentano ai nastri di partenza con roster forse ancora più forti e completi rispetto a quelli che hanno concluso la scorsa stagione. Le aspettative, figlie dei risultati precedenti, sono d’altro canto molto più alte, complice il peso della tradizione (Real) e gli investimenti della Gazprom (Zenit). Revelación nel 2021, validación nel 2022?

 

Tags: CoachEuroLeague
Massimiliano Bogni

Massimiliano Bogni

Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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