Vincere, l’obiettivo deve essere soltanto questo. L’Olimpia lo sa bene, alle porte dei playoff di Legabasket. Nessuna attenuante, nessuna scusa, lo scudetto è l’unico pensiero ad animare gli animi a Milano. D’altronde non potrebbe non essere così. Quale squadra parte sconfitta in partenza, o con il solo scopo di partecipare? Sicuramente non l’Armani Exchange, il cui progetto e blasone non permettono certi ragionamenti. Il primo a saperlo è Christos Stavropoulos, GM delle scarpette rosse da soltanto tre anni. Un novizio quasi, ma che sa quello che a questa squadra è richiesto.
Intervistato da La Repubblica Milano, il greco si è espresso sulle partite che aspettano la squadra da qui ai prossimi giorni. Sperando di arrivare fino in fondo, e prolungare il percorso il più a lungo possibile. Per farlo, tuttavia, non potrà mancare un fattore chiave.
Avremo bisogno subito di una mano del nostro pubblico. Spero sia chiara l’importanza di questo quarto di finale. Reggio va rispettata, o avremo sorprese. Penseremo una partita alla volta.
Vietato proiettarsi già con la mente a una possibile semifinale o addirittura finale. Reggio Emilia è squadra vera, lo ha dimostrato più volte durante il corso della stagione. Sottovalutare la classe di Cinciarini sul parquet e la maestria di Caja in panchina sarebbe errore fatale. Uno sbaglio che Milano in questo momento non può permettersi. L’eliminazione dall’Eurolega ha lasciato delle scorie, soprattutto nella tifoseria. Così come i traguardi raggiunti dalla compagine bolognese delle V nere rappresentano un’ulteriore sfida. L’Olimpia deve rispondere sul campo, cercando di vincere la corsa che porta sul tetto d’Italia. Non importa l’avversario, Milano dovrà guardare solo ai propri obiettivi e aggredire qualsiasi partita ci sarà da affrontare. In special modo se, tra qualche settimana, l’avversario dovesse essere proprio la Virtus, sempre più una rivale. Di rivalità ne sa qualcosa proprio Stavropoulos, che affronta la questione con filosofia.
Arrivare a giocare la finale sarà uno stimolo, non un’ossessione. Non per me, che vengo da anni di derby Olympiacos-Panathinaikos. É ovvio che vogliamo fare meglio dello 0-4 dell’anno scorso, che vogliamo vincere, così come sono evidenti i progressi della Virtus, che con Hackett e Shengelia si è rafforzata. Devo fare loro i complimenti per l’ingresso in Eurolega, avere due squadre italiane farà bene a tutti.
La forza degli avversari però non è e non può rappresentare una scusa. L’Olimpia è una squadra costruita per combattere e puntare a vincere su tutti i fronti, siano essi europei o nazionali.
Se giochi a Milano è il tuo obiettivo ogni anno, qui non si gioca per il secondo posto e non siamo sazi. Ma prima ci sarà un percorso. Potremmo incrociare Brescia, che ha fatto un grandissimo lavoro, e così Sassari. Il campionato è molto competitivo, ed è una gran cosa.
Nell’intervista c’è poi spazio anche per qualche argomento più spinoso e spesso dibattuto sul nostro territorio. L’Olimpia, da società importante quale è, non può esimersi da tali dibattiti. Il binomio discusso è noto: nazionale e arbitri. L’ultimo, in particolare, è tema scottante dopo le dichiarazioni di Messina.
Noi vogliamo aiutare la Nazionale fin dove si può. Con i giocatori, da Alviti a Biligha, abbiamo fatto del nostro meglio, ma non è colpa nostra se i calendari internazionali sono andati a sovrapporsi a quelli dell’Eurolega. Sugli arbitri: le critiche di Ettore erano costruttive e puntano al miglioramento del sistema.
D’altronde, ad una squadra a cui si chiede di essere simbolo del movimento, non si può non chiedere di esprimere opinioni e idee. Per contribuire alla crescita di una lega che, grazie anche al ritorno della Virtus in Eurolega, spera nei prossimi anni di rilanciarsi definitivamente. L’Olimpia, dal canto suo, ha ben chiaro quale sarà il futuro. Si continuerà a costruire sulle fondamenta gettate in questi anni, partendo da un matrimonio ormai consolidato: Ettore Messina e Christos Stavropoulos. Con un solo obiettivo sempre in mente.
Il rapporto con Ettore va benissimo. Sono qui perché mi ha scelto lui, ma è importante chi sceglie chi? Alla fine ciò che conta saranno i fatti e risultati.





