HomeIntervisteEdgaras Ulanovas: "Sì, sono stato vicino all'Olimpia Milano"

Edgaras Ulanovas: “Sì, sono stato vicino all’Olimpia Milano”

Nella nostra ultima one to one, le interviste con i protagonisti del basket che potete trovare su Youtube in versione video, sul nostro canale podcast in audio e qui in versione testuale, abbiamo parlato con Edgaras Ulanovs, ala dello Zalgiris kaunas che ci ha raccontato un pò di retroscena della sua carriera.

Prima delle Final 4 giocate con lo Zalgiris avevi passato l’estate ad allenarti negli USA. Come mai hai voluto toccare con mano quella realtà?

Volevo vedere come i giocatori lavorassero durante l’estate, come preparassero il loro corpo alla stagione successiva. L’obiettivo era aggiungere qualcosa al mio gioco. la mia agenzia mi ha aiutato a ottenere strutture e conoscenze: alcuni giocatori NBA e prospetti NCAA si sono allenati con me. Ho fatto esperienza di realtà e mentalità diverse. Ho trascorso un mese oltreoceano, e la mia carriera ne ha beneficiato.

Ti senti migliore umanamente e professionalmente?

Sicuro. Adattarsi è stato difficile, ma aggiunto qualcosa al mio gioco e alla mia mentalità di ogni allenamento. Bisogna essere capaci di allenarsi 3 ore al mattino e lo stesso al pomeriggio, cosa che non si può fare durante la stagione, ma ti aiuta nella gestione del recupero, tassello fondamentale per la resa.

Maurizio Gherardini ti descrive come un leader silenzioso. Quale tipo di leadership pensi di portare alle tue squadre?

Mi piace rimanere in silenzio: quest’anno allo Zalgiris il mio ruolo è diverso da quello che avevo al Fener. Oggi non posso essere così silente, essendo il capitano, ma mi piace riuscire a esprimere la mia personalità anche non in maniera esplicita. Non si può essere al 100% ogni giorno, bisogna sapersi gestire e adattarsi. Al Fener era il mio primo anno fuori dalla Lituania: quando non giocavo ho cercato comunque di supportare ed essere utile alla squadra in altri modi. Gli infortuni e le panchine hanno aggiunto qualcosa al mio essere giocatore.

Quanto è stato difficile giocare in una città come Istanbul, un ambiente enorme come quello del Fener, rispetto alla casa madre lituana?

Ho solo bellissimi ricordi di Istanbul. Il primo anno, durante i primi giri nel paese, ho incontrato persone magnifiche. Anche oggi, quando giochiamo in Turchia, rivedo molto molto volentieri i vari membri dell’organizzazione. Il basket non è stato l’aspetto più positivo, ma non tutto il male è venuto per nuocere. Non è facile gestire infortuni e condizioni di 15 giocatori contemporaneamente, ma l’anno a Istanbul è stato fantastico: ho imparato a conoscere la pallacanestro con occhi diversi, ho giocato accanto a giocatori fortissimi…

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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