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GamePlan: la difesa della Dinamo lascia Varese senza fiato

In una delle partite più interessanti e di alta classifica del ventiduesimo turno di campionato, Sassari schiaccia Varese al PalaSerradimigni e ottiene la sesta vittoria consecutiva in campionato. La squadra di Bucchi è in un momento di forma straordinario e lo dimostra contro uno dei roster più insidiosi della Serie A, giocando una partita quasi perfetta. Cerchiamo di capire, allora, quali sono state le chiavi di volta della gara con un nuovo approfondimento targato GamePlan.

 

Un sistema difensivo perfetto

L’arma principale che ha permesso a Sassari di vincere la partita è stata la difesa. La Dinamo ha giocato in modo molto aggressivo da questo punto di vista, togliendo fiato e soluzioni a Varese. Le intenzioni erano chiare: arginare Colbey Ross. Il compito è riuscito benissimo alla squadra di Bucchi, che ha trovato in Raspino il suo uomo chiave. L’ex Stella Azzurra ha marcato a uomo Ross in ogni singola azione, rimanendogli attaccato fin dalla metà campo di Varese con una difesa allungata. La scelta era quella di togliere all’americano la mano destra, mandandolo possibilmente sulla linea di fondo o contro i lunghi, e costringendolo a dover trovare degli scarichi in emergenza. Il piano ha funzionato alla perfezione, con un Ross decisamente meno lucido del solito. Per il resto la difesa di Sassari, soprattutto nei primi due quarti, ha cambiato sistematicamente sulle uscite di Johnson e Brown, disinnescando la loro pericolosità dall’arco.

 

Versatilità offensiva

Se la difesa è stata di altissimo livello, anche l’attacco di Sassari ha messo in seria difficoltà Varese. Nonostante le assenze pesantissime di Robinson e Jones, il Banco di Sardegna ha giocato una pallacanestro di altissima qualità. Merito soprattutto di Dowe e Gentile, che non hanno fatto pesare l’assenza della gestione di Robinson. Dowe riceveva spesso blocchi alti per avere più campo di fronte a sé da attaccare, e quando questo non succedeva riusciva comunque a trovare sempre soluzioni molto complicate anche nel traffico. Gentile, invece, sfruttava il “blocco e ri-blocco” del lungo (quasi sempre Diop) per trovare una linea pulita nell’attaccare il canestro. Fondamentale è stata anche la versatilità dei lunghi della Dinamo, che permetteva a Bucchi di avere sempre un lungo tiratore e uno no in campo. In questo modo, tramite uno Spain pick’n’roll, Sassari si garantiva più soluzioni: penetrazione del portatore di palla, scarico sul lungo dentro l’area o scarico sul terzo giocatore fuori (Bendzius molto spesso) per un tiro pulito.

 

Caruso, Owens e poco altro

L’aggressività della difesa di Sassari, come dicevamo, ha messo seriamente in difficoltà l’attacco di Varese. L’Openjobmetis raramente è riuscita a trovare soluzioni alla gabbia messa su Ross. Le uniche decenti sono arrivate nei primi due quarti, grazie ai movimenti di Caruso e Owens. Il Banco di Sardegna, nelle sue scelte difensive, per forza di cose lasciava più spazio ai roll dei lunghi che la coppia varesina ha saputo sfruttare molto bene. Entrambi dotati di ottimo senso della posizione, Caruso ha sfruttato la propria tecnica e Owens i vari scarichi per farsi strada nelle maglie avversarie. Oltre questo, l’attacco di Brase ha trovato però molto poco. Qualche palla persa nei primi due quarti di Sassari ha permesso all’Openjobmetis di correre in transizione, ma nella seconda metà di gara queste occasioni sono notevolmente diminuite. Il 21% da tre e le 20 palle perse dicono tutto di una prestazione offensiva davvero povera.

 

Terzo quarto no-contest

Dopo una prima metà di gara in cui Varese era rimasta attaccata alla partita, il terzo quarto è stato un massacro. Il parziale finale reciterà 32-4 per Sassari, uscita dagli spogliatoi con il sangue negli occhi e pronta a dominare sugli avversari. Ancora una volta, il ritmo lo ha dettato la difesa del Banco di Sardegna. Se possibile, la Dinamo ha aumentato ancora di più l’aggressività in quella metà campo, cercando con ferocia l’anticipo per rubare il pallone e scattare in contropiede. Le brutte percentuali dall’arco di Varese, inoltre, hanno permesso a Sassari di chiudersi ancora di più nella propria area, rendendola impenetrabile. Testimonianza ne sono i tanti sfondamenti presi, che hanno caricato di falli Markel Brown e Jaron Johnson. Fatto questo lavoro eccellente in difesa, i sardi si sono galvanizzati correndo il più possibile nell’altra metà campo e iniziando anche a segnare diverse triple, che hanno allungato il vantaggio oltre i 30 punti. Risultato: un ko assoluto per Varese, completamente nel pallone.

 

Il gigante Ousmane Diop

Uscito tra i cori meritatissimi di “MVP-MVP”, l’eroe di serata è stato Ousmane Diop. Il centro di formazione italiana ormai da diversi mesi è in crescita costante e questa partita (migliore prestazione numerica in carriera) ne è solo l’ennesima prova. In attacco Diop sembra un altro giocatore rispetto all’anno scorso, e nella gara contro Varese i suoi canestri sono stati determinanti. Il centro di Bucchi porta blocchi molto precisi, è veloce nel rollare e ha notevolmente migliorato il proprio gioco fronte a canestro. In questa gara decisivi sono stati gli short roll in cui Diop, servito bene dai compagni, si è sempre fatto trovare pronto. Mai fuori controllo, l’ex Torino si è mostrato sempre deciso nei movimenti e nelle scelte, una caratteristica che fino a un anno fa non sembrava appartenergli. Il suo momento di fiducia è enorme, come quello di tutta la squadra, ma questi miglioramenti vanno ben oltre un filone di gare positive. Diop, inoltre, ha “giganteggiato” anche a rimbalzo, prendendone ben 5 offensivi e dominando su qualsiasi avversario lì sotto. Prova di dominio assoluto per un giocatore sbocciato definitivamente.

 

 

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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