Qualsiasi previsione sarebbe superflua, qualunque pronostico sarebbe dettato dal tifo o dalla scaramanzia. Gara 7 prescinde da tutta la logica che siamo soliti associare alla preparazione del massimo livello agonistico dello sport. Olimpia-Virtus è stata una serie dove nessuna delle due si è mostrata chiaramente superiore all’altra, in cui chi vincerà la bella del Forum non potrà dire di aver vinto perché più forte dell’avversario e chi perderà cercherà come alibi quello di avere meno risorse disponibili della rivale. GamePlan prova, nonostante le contingenze suggeriscano il contrario, a fornire qualche spunto razionale nei 40′ più irrazionali delle LBA Finals e della pallacanestro in generale.
L’impatto Olimpia, il non impatto Virtus
Taglio dietro l’anticipo di Belinelli in punta per un appoggio senza aiuti al ferro di Datome, recupero si Shields per la schiacciata in contropiede di Datome e and one di Shields sull’aiuto di Mickey dopo aver bruciato Hackett sul quarto di campo in isolamento: basterebbero i primi 3 canestri dell’Olimpia a raccontare dell’impatto fisico della squadra di Messina nella partita. Come se non bastasse, la Virtus decide di abiurare i principi della buona pallacanestro optando per non rientrare ordinatamente in difesa: Voigtmann, di nuovo Datome, Shields e Hines trovano tutti canestri facili in transizione se non addirittura in contropiede. L’8-13 da 2 del 1° quarto testimonia una ricerca esasperata della transizione offensiva di Milano, conscia che la circolazione a metà campo è ben irretita dalla difesa di Scariolo, e una deconcentrazione inspiegabile per i quintetti virtussini.
Difese per tutti i gusti
Agli amanti della difesa non saranno sfuggite alcune chicche sparse da entrambi gli staff nel corso dei 40′. Lato Olimpia Milano: l’angolo dell’anticipo sul tentativo di ricezione in post di Shengelia contro un esterno sugli switch dell’Olimpia (sempre a 45° verso la linea laterale, in modo da non evitare ma rallentare l’entry pass allungandone la traiettoria e favorendo la chiusura del pitturato); l’attività febbrile di Nik Melli e Kyle Hines nei pressi del ferro; l’alternanza tra switch e stay sui blocchi verticali di Bologna, con una comunicazione tra i giocatori affinata alla perfezione per cambiare nel caso in cui il blocco fosse per un tiratore e forzare il blocco quando questo avrebbe portato una semplice ricezione per un ribaltamento.
Lato Virtus Bologna: dopo 30′ abulici in tema di pressione sulla palla, l’inizio di 4° quarto vede un blitz sul pick and roll laterale di Hall con recupero di Shengelia e schiacciata in campo aperto di Cordinier seguito dalla zona: 2-1-2 press a tutto campo che si trasforma in 3-2 a metà campo, rimodulandosi ulteriormente in 2-3 con l’uomo più vicino al tagliante dalla guardia a seguirlo fin nel pitturato o l’uomo centrale della prima linea, nella maggior parte dei possessi Cordinier, a negare la ricezione all’uomo al tiro libero, ricordando il trattamento riservato a Jokić dai Miami Heat.
La forza di Milano💪Il cuore di Bologna🫀
Terza stella per l'Olimpia⭐
L'abbraccio tra Belinelli e Shields🫂#OlimpiaVirtus #LBA #LBAFinals #Eleven #DAZN pic.twitter.com/G8epYUKqKr— DAZN Italia (@DAZN_IT) June 23, 2023
Scopa vecchia conosce gli angoli
In una serata dove la difesa perimetrale della Virtus è assente (se Voigtmann attacca il closeout di Daniel Hackett, uno dei migliori in Europa nel fondamentale, riuscendo a mettere palla per terra e guadagnando il fischio…) e l’intensità delle Vu Nere non è certo delle migliori si ergono le vecchie volpi, oggettivamente in declino ma che proprio per questo alternano grandissimi momenti di buio a lampi di classe pura. Perifrasi abbastanza lunga per descrivere Gigi Datome e Kyle Hines?
Il primo inizia con 6/6 al tiro non figlio di triple sugli scarichi ma di approcci al ferro dinamici, partiti fronte al tabellone e conclusi in avvicinamento. Del secondo è impressionante capire come stia bene fisicamente sin dal primo possesso offensivo: rimessa laterale, ricezione negata agli altri handler milanesi, il #44 manda via tutti con un gesto eloquente con la mano mancina. Via tutti, gestisce lui. Quando Hines manda questi segnali, è palese come sia tutta la squadra a beneficiarne: più del 4/5 dal campo, figlio del sapiente uso dello short roll, sono i due layup contestati consecutivamente con successo su Hackett nel secondo quarto. Messaggio forte e chiaro: Hines si è tenuto da parte forse l’ultima cartuccia della carriera, ma i posteri se la ricorderanno.
Highlights Milano
Dovessimo scegliere le istantanee più memorabili di questa gara 7 si farebbe fatica. Potremmo optare per i corpi aggrovigliati di Gigi Datome, Kyle Hines e Toko Shengelia sullo short roll di quest’ultimo a 3’56” dalla fine del 2° quarto, simbolo di tutte le cose che non finiscono sul tabellino ma che decidono una partita. Potremmo optare per la tripla di Belinelli, quella di Hackett o la palla accompagnata di Shengelia che a inizio 3° quarto potevano riavvicinare ulteriormente la Virtus dal momentaneo -7, giocate assolutamente inusuali per campioni di quel calibro. Potremmo optare per il 5-0 di parziale firmato Shabazz Napier e la stoppata in aiuto in uscita dal timeout successivo di Datome sul taglio di Belinelli che buttano la chiave della partita e della LBA. In ogni momento topico della partita, a prescindere dalla metà campo, l’Olimpia ha dimostrato di essere più pronta.
Fiori per Cordinier
Piccola menzione per la partita di Isaia Cordinier: non particolarmente positiva a livello numerico ma uno Shields tenuto a 3/14 dal campo con un gameplan eseguito perfettamente (sempre e soltanto a sinistra, costi quel che costi) e una consapevolezza dei propri mezzi anche in attacco assolutamente non scontate considerato lo storico dell’ex Nanterre. Le prime due triple aperte dall’angolo prendono a malapena il ferro? Non c’è problema, anche la terza verrà presa, e stavolta messa.





