Marco De Benedetto, nell’ultima puntata di Backdoor Call ha trattato un argomento cruciale per la sostenibilità del basket, raccontando il grande ambiente vissuto sugli spalti della Segafredo Arena durante Virtus-Olimpia di Eurolega. Un clima bellissimo, di trasporto che fa crescere la voglia di andare al palazzetto. Ha enfatizzato poi anche il lavoro negli anni dell’Olimpia Milano dal punto di vista ticketing e presenza sugli spalti. Anche se i pubblici sono diversi per approccio, il lavoro fatto è stato importante. Qui sotto le sue parole.
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Ovviamente la Segafredo Arena non è il PalaDozza, però inizia a essere un bel fortino anche quello, perché comunque gli spazi sono diversi dai soliti, ma il pubblico Virtus si fa sentire. Credo che in questi ultimi anni di gestione Zanetti-Segafredo, il pubblico, forse anche per il fatto di poter gioire di roster come quello attuale o di allenatori come Scariolo o Luca Banchi. Credo che il pubblico abbia fatto dei passi di nuovo in avanti a livello di passione e coinvolgimento come non succedeva da anni e quindi questa cosa, quando ci sono partite come quella di ieri, si percepisce.
Dall’altra parte devo dire che il lavoro di ticketing fatto negli anni da Milano, il loro responsabile che si chiama Gabriele Salis ed è un fuoriclasse del settore, ha garantito continuità al massimo livello. Garantire la continuità di presenze di 7, 8, 10 mila persone tutte le settimane o quasi è tanta roba anche in un posto come Milano. Poi le connotazioni peculiari di ciascun pubblico non le può decidere il club e le decide il pubblico stesso, anche in modo inconscio, quindi c’è chi è più caldo e chi meno, però intanto la presenza fa sempre del bene.
Brescia non fa eccezione ovviamente quando si parla di ticketing, ma io credo che, a parte una buona politica di ticketing che ormai è necessaria perché rappresenta una delle poche entrate dei club, credo che ci voglia un’identificazione del pubblico verso quello che fa la squadra e come si comporta, la linea che il club vuole seguire deve essere facilmente riscontrata e visibile per chi vuole seguire la squadra.
L’attenzione alle famiglie, l’attenzione a determinati periodi storici in cui si fa fatica magari ad affrontare le spese per andare con continuità a vedere la partita, mostrare attenzione e vicinanza, perché se c’è una cosa bella del basket è quella di poter offrire al pubblico, anche occasionale, vicinanza agli atleti e al gioco. Se si mettono insieme queste cose di solito, parlo per esperienza per amici che ho portato per la prima volta alla pallacanestro, non mi ricordo di qualcuno che mi abbia detto: “Sì carino, vediamo se tornerò o no”. Tutti mi hanno sempre detto: “Bellissimo, ci tornerò perché è uno sport che proprio per la sua conformazione ti cattura”, quindi fare un bel lavoro di ticketing è sempre importante
Ma come si facevano già e si fanno sempre discorsi sulla struttura, anche il ticketing e l’evento partita, riguardano la gioia di chi viene a vedere, perché se tu dai valore all’evento e dai valore al prodotto, il club non deve essere lasciato solo a se stesso, ma la Lega A piuttosto che la A2, piuttosto che la Champions League o l’Eurolega, rappresentano il prodotto stesso. Tu tifoso, tu famiglia hai la fortuna di andare a vedere una cosa che non puoi vedere tutti i giorni e ne godi, in più quando entri dentro il palazzetto, e questa è la sfida per i club, l’evento partita rappresenta un qualcosa che crea affezione e piacere, quindi deve esserlo a livello di cibo, di merchandising, d’intrattenimento.
Ci possono essere tante chiavi, però l’importante è essere sempre attivi verso chi ti viene a trovare e alla fine il momento di partita è quello che rappresenta un po’ la verifica, come quando si andava a scuola e facevi il compito in classe, è uguale, rappresenta la verifica per il club, non solo sul campo ma anche intorno. È lì che ti testi sempre, per quello che poi dopo quando la squadra e il club fanno la doppia competizione è sempre un modo per testarsi a 360 gradi.
