La stagione dell’Olimpia Milano non è iniziata nel migliore dei modi, per usare un eufemismo, soprattutto viste le aspettative create in estate. A farne le spese, ovviamente, è stato Ettore Messina, subissato di critiche e anche qualche fischio nell’ultima sconfitta contro lo Zalgiris Kaunas. Tralasciando questo periodo negativo, tuttavia, il coach dell’Armani rimane una delle figure storiche più importanti della nostra pallacanestro. Per questo, ascoltare le sue parole risulta sempre un esercizio quanto meno interessante.
A proposito di interviste interessanti, le più recenti dichiarazioni di Messina arrivano dal podcast BSMT di Gianluca Gazzoli. In un’ora e mezza di chiacchiere, l’allenatore dell’Olimpia si è sbottonato, parlando di tutta la sua carriera fin dagli inizi. Vi rimandiamo al video su Youtube per vedere tutta l’intervista, lasciandovi in questo articolo alcune tra le sue riflessioni più interessanti.
Sugli inizi da coach:
Ho cominciato a allenare quando avevo 17 anni. Avevo giocato tre anni per Antonio Zorzi, alle giovanili, e mi aveva affascinato come gestiva il gruppo di noi ragazzi. Quando mi disse che secondo lui non sarei mai diventato un giocatore ma pensava, avendomi visto dare una mano in palestra al minibasket, che potevo diventare un discreto allenatore, ci ho pensato due giorni e poi ho cominciato. L’assurdità è che a 17 anni mi danno una squadra di 14 anni. Lo rivedessi io, da fuori, non darei mai a uno di 17 anni una squadra di 14 anni.
Io ho avuto la fortuna, in tutta la mia carriera sia di club che in Nazionale, che ci siano stati dei dirigenti che mi hanno dato le opportunità quando io probabilmente non me le sarei date in quel momento lì per inesperienza. Se pensi che mi hanno fatto allenare la Virtus che avevo 29-30 anni, sono andato in Nazionale a 33… onestamente ho avuto fortuna, ho avuto la possibilità di avere squadre molto buone e qualcuno ti dà una possibilità.
Sulla sua durezza:
Non è che in campo sei così perché vuoi rompere le balle alla gente. Sei così perché cerchi di fare in modo che, tu e i tuoi giocatori, le cose si facciano nel modo in cui bisogna farle. Poi c’è chi se la prende di più, chi se la prende di meno, io obiettivamente me la prendo probabilmente tanto. Però è anche un modo onesto di mettersi in gioco, credo.
I miei giocatori sanno perfettamente quello che penso sempre, nel bene e nel male. Ognuno è come è, la cosa peggiore penso che sarebbe provare a essere come non sei. Anche perché poi alla lunga di solito questa cosa non funziona.
L’esperienza dello spogliatoio da giocatore:
Io dico sempre ai miei giocatori che non ho mai vissuto uno spogliatoio prima di una partita importante da giocatore. Cosa ne sai tu di cosa sente Niccolò Melli in spogliatoio prima di una gara sette? O prima di una partita importante con la Nazionale. O anche Gigi, che è il più calmo di tutti. Cosa avrà dentro di sé prima di una partita decisiva per uno scudetto o per una Coppa?
Sul peso della sconfitta:
Come allenatore porti più il peso della sconfitta. Non esiste allenatore che non se la porti dietro. Ancora adesso mi porto dietro la sconfitta ai supplementari con la Croazia, alla finale del Preolimpico in Italia. Non sono mai stato alle Olimpiadi. Era il mio sogno, come quello di tanti giocatori che erano lì e di tanti tifosi che erano lì. Abbiamo fatto una partita troppo ad alti e bassi, abbiamo perso il supplementare e non siamo andati alle Olimpiadi. Una roba devastante, sportivamente devastante.
Perdere oggi è ancora più difficile?
Perdere 10-15 anni fa era più facile. Adesso con i social è un modo di perdere completamente diverso. Come in tutte le attività in cui sei esposto al giudizio del pubblico, è molto più difficile. Una volta leggevi il Corriere, la Gazzetta, ma di solito c’era una firma sotto. C’era scritto Gianluca Gazzoli, sotto l’articolo dove magari dicevano che avevi sbagliato tutto. Adesso quello che per me personalmente è incivile è che ci possano essere tutta questa marea di giudizi anonimi.
Puoi dire di tutto, ma non solo nello sport. Nella vita quotidiana, nei comportamenti, io posso dire di te le cose più infamanti e non verrai mai a sapere chi c’è dietro. Questa la ritengo una cosa brutale. Il nostro capo ufficio stampa Claudio Limardi mi manda gli articoli che secondo lui è importante che io legga, perché magari poi devo fare io una conferenza stampa. E abbiamo concordato nel tempo che non mi deve aizzare.





