Sono iniziati martedì sera i festeggiamenti in casa Virtus Bologna, quando Marco Belinelli ha alzato al cielo il trofeo del 17° scudetto della storia bianconera. Un tricolore che sotto le Due Torri mancava dal 2021, quando a conquistarlo fu la Virtus allenata da Sasha Djordjevic. Oggi dei componenti di quella squadra sono rimasti solamente capitan Belinelli e Alessandro Pajola, i quali nel corso delle stagioni hanno assistito all’arrivo di ciascuno dei protagonisti di questa stagione vincente. Il primo ad arrivare ad ottobre 2021 fu Isaia Cordinier, poi nella seconda metà di stagione fu il turno di Daniel Hackett e Tornike Shengelia dal CSKA Mosca. Tutti e tre giocatori che in pochi anni sono riusciti ad entrare nel cuore dei tifosi virtussini, ma se c’è uno in particolare che ha avuto un impatto fondamentale con la maglia bianconera è stato senza dubbio il georgiano.
Toko infatti è diventato molto più di un semplice rinforzo: si è trasformato in un pilastro tecnico, emotivo e tattico della squadra. Se la Virtus è tornata al successo in Italia, una parte importante del merito va proprio alla costanza e alla leadership silenziosa di Shengelia. Nei playoff di quest’anno ha alzato ulteriormente il livello del suo gioco, diventando un fattore chiave in entrambe le metà campo. Nelle statistiche si può vedere chiaramente il ruolo fondamentale del georgiano nel successo delle Vu Nere, ma ridurre l’impatto di Toko Shengelia ai numeri sarebbe un errore. Il suo contributo alla causa bianconera va cercato nei dettagli: una gestione lucida in un momento di tensione, una difesa forte su un cambio, una giocata spalle a canestro a gioco rotto. Sono tutte cose che non finiscono nei tabellini, ma che possono decidere una partita e, come in questo caso, anche una stagione.
L’immagine perfetta di questa leadership è arrivata nella serie iniziale contro Venezia. In gara 5, con la Virtus sotto di 5 lunghezze a 3 minuti dal termine, coach Dusko Ivanovic decide di buttare nella mischia il georgiano, seduto in panchina dalla palla a due a causa del trauma cranico rimediato in Gara 3. Risultato? 7 punti in 3 minuti e vittoria della Virtus che vale il passaggio del turno. Nessuna esultanza plateale, nessun gesto sopra le righe: solo una concentrazione feroce e lo sguardo di chi sa cosa vuol dire vincere ad alti livelli.
Un giocatore con un passato importante in Eurolega, ma che ha scelto di sposare la causa della Virtus quando ancora non era nella massima lega europea. I playoff di quest’anno non sono stati solo la conferma di tutto ciò, ma anche l’ultimo atto dell’avventura vincente di Shengelia alla Virtus. Il prossimo passo nella sua gloriosa carriera sarà Barcellona, come confermato anche dal patron Zanetti al termine di Gara 3. D’altronde non poteva che chiudersi così, con uno scudetto regalato a quella che ormai Toko potrà chiamare per sempre la “sua” gente.





