Abbiamo chiesto a coach Luca Banchi, di condividere con noi qualche ricordo di Giorgio Armani e, nonostante i tanti impegni con la nazionale lettone, ci ha raccontato con grande disponibilità e gentilezza come è solito fare, diverse situazioni, momenti di cui due particolarmente significativi del suo rapporto con il sig.Armani. Qui i passaggi:
Il carisma
Chiaramente si percepiva, andando a lavorare in quel club, la presenza di questa figura estremamente carismatica quale lui era. Non faceva nulla per esserlo, se non che gli altri lo riconoscessero. C’era questo alone attorno a lui di grande amore e rispetto, cosa che soprattutto quando avevi modo di visitare, come a me è successo, la sua azienda, percepivi questa ricerca della cura dei particolari. Questo ci ha sempre spinto a tutti, parlo per me come allenatore, ma anche ai giocatori, ogni persona impegnata in questo club a dare il meglio di sé, perché gli standard di esigenza in quell’azienda sono talmente alti che senti veramente il desiderio di essere all’altezza di quei livelli di performance. Semplicemente averlo alle partite era un motivo di grandissimo orgoglio e soddisfazione, oltre che motivo anche di grande responsabilità. La mia prima stagione è stata quella del primo trofeo della sua era e quindi puoi immaginare la soddisfazione che c’è stata nel condividere quel momento che ovviamente è legato alla premiazione: un autentico bagno di folla, quella gara 7 al Forum stracolma di tifosi che nel finale di gara invasero il campo impedendoci di avere una vera e propria premiazione.
La telefonata post Efes
Ricordo nitidamente quando, dopo una partita di Eurolega, una delle nostre prime uscite e il nostro inizio di stagione fu tutt’altro che travolgente, facevamo un po’ fatica a trovare ritmo. Una squadra profondamente modificata, cambiata, nuovi innesti, nuovi giocatori, un nuovo allenatore, quindi il desiderio di infondere pian piano le mie idee. Poi però cominciamo a vedere dei cambiamenti e credo che un po’ lo snodo fu questa partita in casa di Eurolega contro l’Efes, dove veramente giocammo bene. Credo fosse l’Efes allenato da Mahmouti, una delle migliori squadre in Europa e dove giocammo con grandissima aggressività, determinazione, ma anche personalità. Ricordo che dopo quella partita riuscii a passare qualche ora a casa, in libertà e squillò il mio telefono e dall’altra parte c’era la segretaria del signor Armani.
Me lo passò e per me fu un momento di grandissimo soddisfazione, ma anche imbarazzo, perché era la prima volta che parlavo con lui al telefono. Volle personalmente farmi i suoi complimenti perché aveva per la prima volta visto nell’Olimpia quello spirito combattivo che lui cercava e quello sforzo, impegno e dedizione che lui credeva fossero valori non negoziabili per il nuovo corso di quell’Olimpia.
Lo “shock” della sfilata
Un ultimo episodio è stato quando ho avuto l’occasione di partecipare a una sfilata per la prima volta in vita mia, sono stato invitato a partecipare, a vedere come fosse una sfilata di moda, ovviamente ero fuori contesto perché non era un ambiente a me familiare, ma la cosa che mi colpì più di ogni altra, quando si vedono questi eventi in televisione, si immagina che ci sia un lasso di tempo importante per presentare tutta la propria collezione, al contrario è veramente lo spazio di una canzone. Scelgono un brano, passa il brano ed è un continuo passaggio di modelli, modelle, con abiti. Le persone che assistono, fotografi, ospiti e praticamente l’intera collezione, l’esito della collezione si gioca nel tempo di una canzone, sono 3-4 minuti. Ricordo che per me fu uno shock, ma in quel momento capisci qual è la capacità di costruire un evento del genere con una cura del minimo dettaglio degli abiti, del modo di indossarli, del modo di mostrarli. Pazzesco. Quindi tutto spinto al massimo, come a suo modo è nello sport. C’è una grandissima preparazione alle spalle e questo ti fa capire quanto sia importante che ogni singolo gesto, anche nello sport, sia preparato con cura, con dedizione. Poi la realizzazione è un attimo, un momento e lì veramente capisci qual è il colpo del fuoriclasse.





