La buona notizia per la Pallacanestro Cantù è che, dopo un inizio di agitata confusione, riesce a mettersi in carreggiata e sorpassare nell’ultimo quarto Reggio Emilia per 83-78, lasciandosi subito alle spalle la scoppola di Trento e conquistando il primo successo della stagione che segna il ritorno in A.
Il dettaglio su cui – serenamente – riflettere è invece che la preziosa vittoria (“questa come le prossime saranno tutte difficili e quindi da festeggiare con entusiasmo”, dirà alla fine coach Brienza) porta soprattutto la firma proprio di quei giocatori che hanno propiziato il ritorno in massima serie. E non tanto perché De Nicolao (9 punti, 4 assist) trova la tripla che chiude definitivamente i giochi, quanto invece perché è proprio la sua esperta regia a far trovare equilibrio a un’Acqua San Bernardo che sbanda invece non poco sotto la guida di Gilyard.
Determinanti per Cantù nei momenti difficili (43-54 il massimo vantaggio di Reggio Emilia al 24°) sono poi anche la concretezza di capitan Moraschini in entrambe le parti del campo, la determinazione di Basile nel non farsi limitare dagli errori (8 punti con 3/8 dal campo, 7 rimbalzi) e la voglia di Okeke di lottare sotto i tabelloni (6 rimbalzi in 10’).
Quanto ai nuovi arrivati, nelle prime tre frazioni a dar manforte alla “vecchia guardia” brianzola ci sono la freddezza al tiro del top-scorer Bortolani (17, con 3/5 dall’arco e 8/8 dalla lunetta), l’intensità agonistica di Ajayi (14 punti) e la fisicità di Ballo (9 punti, 4 rimbalzi), mentre bisogna attendere l’ultimo quarto perché Sneed (10 punti tutti negli ultimi dieci minuti, con in più 6 rimbalzi e 5 assist) dimostri ai nuovi tifosi le sue indiscusse doti.
Trascinata inizialmente da Cheatham (27 punti totali in 30’, 20 già all’intervallo), Reggio Emilia paga invece il fatto di non riuscire a trovare efficaci alternative in attacco quando Cantù sistema finalmente la difesa sulla sua ala forte. E con i due centri Williams (6 punti, 2 rimbalzi) ed Echenique (1 punto, con 1/6 dalla lunetta, 1 rimbalzo) decisamente insufficienti, la squadra di coach Priftis viene anche condannata nella seconda parte del match dal fatto di perdere gradualmente la supremazia a rimbalzo (46 a 38 per Cantù) e di vedere contestualmente diminuire le seconde opportunità: 8 punti da secondi tiri con 11 rimbalzi offensivi nelle prime due frazioni, 4 punti con 7 rimbalzi nelle altre due.
Senza più la supremazia nel colorato e con Cheatham un poco ridimensionato nelle percentuali (comunque 10/17 dal campo), a Reggio Emilia finisce così per non bastare la trazione posteriore offerta da Coupain (15), Barford (9 punti) e capitan Vitali (7) per giocarsela davvero fino in fondo. (Paolo Corio)
Le pagelle
Cantù: 6.5. Il mezzo voto in più viene dalla determinazione con cui prima rimane in corsa e poi vince la volata. Come sottolinea alla fine lo stesso coach Brienza, bravo a non esitare ad affidarsi ai suoi giocatori d’esperienza quando gli altri balbettavano, c’è però ancora molto da fare. Soprattutto per quanto riguarda l’inserimento di quelli che non hanno mai giocato in Italia.
Mvp: Giordano Bortolani. Perché è il top-scorer, ma soprattutto per l’atteggiamento sul parquet. Lo stesso della “vecchia guardia” che co-firma la vittoria.
Da rivedere: Jordan Bowden, perché la “virgola” in tabellino in 10’ non c’entra nulla con quanto fatto vedere in pre-season. Jacob Gilyard, perché il tabellino (8 punti, 5 assist, 2 recuperate e 3 perse) non è certo da buttare, ma in regia serve ben altro.
Reggio Emilia: 6. Il mezzo voto in meno è per aver espresso un bel gioco, ma non essere riuscita a farlo con continuità e soprattutto quando più contava. Coach Priftis, che questa volta non ha saputo trovare i giusti rimedi, è comunque ben consapevole che il primo obiettivo è lavorare per limitare al massimo questa dannosa tendenza agli “up & down”.
Mvp: Kwan Cheatham è un gran bello spettacolo nella prima parte del match, anche se nella seconda va a brillare sempre meno come del resto tutti i suoi compagni.
Da rivedere: i due centri Bryson Williams e Jaime Echerique. Con quest’ultimo che deve cercare di rivedere a sua volta la tecnica ai liberi, altrimenti i punti lasciati dalla lunetta potrebbero risultare davvero tanti, se non troppi.





