Nel giorno della sfida tra Olimpia Milano e Trapani, Jasmin Repesa è tornato a parlare del suo passato biancorosso in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. L’allenatore croato, che ha guidato Milano per due stagioni, ha affrontato con sincerità i successi, le difficoltà e i rimpianti di quel periodo, lasciando emergere un legame ancora molto forte con l’ambiente meneghino.
Repesa ha aperto l’intervista con parole di grande riconoscenza verso la proprietà dell’Olimpia:
“È stato un privilegio lavorare in una società con un proprietario come il Signor Armani: un’opportunità del genere è il massimo che può succedere nella carriera di una persona.”
Un rapporto, quello con Giorgio Armani, che per Repesa non è mai stato solo professionale ma profondamente umano. Ripercorrendo le sue due stagioni sulla panchina di Milano, il coach ha ammesso che l’avventura avrebbe potuto prolungarsi: Il primo anno, ricorda, fu straordinario: l’Olimpia tornò a vincere campionato e Coppa Italia, un doppio successo che mancava da vent’anni. Il secondo, invece, è rimasto una ferita aperta:
“Del secondo onestamente non sono soddisfatto per mille motivi: abbiamo avuto problemi dentro la squadra, tanti infortunati, non è andata come volevo, ma la vita è così, e a testa alta posso dire che ho dato il massimo.”
Repesa ha rivendicato le sue scelte tecniche, in particolare l’intuizione di portare a Milano Abass e Fontecchio, due giocatori che considerava destinati a un percorso di altissimo livello. Il rammarico più grande, però, è non averli visti diventare colonne dell’Olimpia:
“Ho portato Fontecchio e Abass, due giocatori destinati a finire in NBA. Vedere che nessuno dei due poi sia rimasto è un dispiacere perché secondo me meritavano di diventare i due punti di riferimento, giocatori che potevano e dovevano fare la storia di Milano.”
Parlando di talenti non sbocciati del tutto, Repesa non ha esitato a indicare Alessandro Gentile come il suo più grande dispiacere. Un giocatore dalla potenzialità enormi, che però non ha trovato la strada che molti immaginavano:
“Onestamente è il mio più grande dispiacere non essere riusciti tutti quanti a portarlo al livello che meritava, perché aveva tutto per essere davvero protagonista in NBA. La vita qualche volta ferisce, qualche volta ti colpisce dove non ti aspetti.”
Il racconto più toccante, però, riguarda Giorgio Armani. Repesa ha ricordato un gesto che lo ha segnato profondamente. Per Repesa, Armani non è stato soltanto un mecenate del basket:
“Quando morì il papà di mia moglie noi eravamo ad Atene a giocare contro l’Olympiacos: quando l’ha saputo mi ha chiamato subito e mi ha mandato il suo aereo privato da St. Moritz, dove era in vacanza, per organizzare il funerale. Mi ha colpito la sua attenzione alle piccole cose… Non solo un proprietario, ma molto di più. È difficile incontrare persone come lui.”





