Un inizio di stagione un po’ a rilento, seguito da una grande reazione e forza nel saper affrontare i tanti imprevisti. Gli infortuni infatti, che hanno toccato ormai quasi tutto il roster, hanno costretto la società ad apporre alcuni aggiustamenti. Eppure, nonostante ciò, l’inizio di stagione della Fortitudo Bologna si sta delineando come un percorso di maturità e ambizione. Arrivati quasi al giro di boa del girone di andata, la squadra allenata da Attilio Caja ha consolidato la sua posizione nel quartetto di testa (18 punti), confermando di essere una delle pretendenti più serie per il ritorno nella massima serie.
L’Impronta di Caja: “Defense First”
Il marchio di fabbrica fin qui è stata, come di consueto nelle squadre di Attilio Caja, la solidità difensiva. Dopo un avvio di stagione in cui la squadra ha dovuto trovare i giusti equilibri (si vedano le sconfitte iniziali contro Pesaro e Roseto), la Fortitudo ha registrato una crescita esponenziale nella propria metà campo. La vittoria contro Verona (55-47) rimane il manifesto della stagione finora. Tenere una corazzata sotto i 50 punti evidenzia una capacità di lockdown perimetrale e di controllo dei ritmi che poche altre squadre in A2 possiedono. La Effe predilige i bassi possessi. Non cerca di correre a perdifiato (eccezione fatta per l’overtime monstre contro l’Urania Milano, 108-103), ma lavora ai fianchi l’avversario, togliendo le prime opzioni offensive e costringendo gli attacchi rivali a tiri a bassa percentuale negli ultimi secondi dell’azione.
Un roster ambizioso e solido
Una squadra ricostruita da zero in estate intorno al capitano Matteo Fantinelli, e che, dopo un periodo di assestamento e di studio, sta mostrando tutto il proprio potenziale. Paulius Sorokas, dopo un inizio un po’ a rilento, si sta confermando il terminale offensivo più costante (top scorer con medie vicine ai 17-18 punti). La sua capacità di aprire il campo e giocare sia fronte che spalle a canestro è fondamentale per evitare che l’attacco ristagni, come è successo in alcune uscite. Capitan Fantinelli rimane il barometro della squadra, una macchina da doppia doppia costante. Non servono ventelli da parte sua; la sua taglia fisica in posizione di playmaker permette alla Fortitudo di creare mismatch costanti e di avere un difensore aggiunto a rimbalzo. Nelle ultime partite stava inoltre emergendo anche Lee Moore. L’americano porta quella dose di imprevedibilità necessaria quando gli schemi saltano. La sua capacità di creare dal palleggio è l’arma in più nei finali punto a punto, come successo nel match contro Brindisi. Peccato per il recente infortunio, avvenuto proprio nel suo miglior momento, che lo terrà fuori dal campo per un po’.
Gestione delle rotazioni e nuovi arrivi
Il roster messo su in estate era costruito con ottimi criteri, essendo profondo ed abbastanza strutturato in tutti i reparti. La fortuna però non sembra girare a favore della Fortitudo in questo inizio di stagione. Ad inizio Settembre infatti ecco subito la rottura del crociato per Lorenzo Benvenuti, che doveva essere il perno sotto canestro, e che invece lo costringerà a saltare tutta la stagione. Anche Valerio Mazzola, dopo un ottimo inizio, è stato costretto a saltare diverse gare a causa di un risentimento alla coscia sinistra. Dunque la profondità del roster è stata subito testata dagli infortuni e dalle situazioni di emergenza, gestite però con grande pragmatismo da Attilio Caja. La super vittoria a Mestre, con una rotazione a 7 uomini, dimostra la grande forza agonistica di questa squadra, che non si è mai arresa di fronte alle difficoltà. Per sopperire al già citato infortunio di Lee Moore è arrivato Jordan Harris, che ha esordito con una buona performance domenica scorsa contro Forlì. L’ex Varese e Rieti aggiunge un ulteriore terminale offensivo e atletismo sugli esterni, colmando quel gap di esplosività che era emerso in alcune trasferte ostiche come quella persa a Cremona.
Il percorso tra picchi e grandi reazioni
L’andamento della Effe non è stato sempre regolare, in particolare all’inizio, quando è normale che un roster nuovo debba ancora trovare una quadra. La capacità di reazione ai vari ostacoli è stata da “grande squadra”, come ha più volte ribadito Caja in conferenza stampa. La striscia di 5 vittorie consecutive tra fine Ottobre ed inizio Novembre, con colpi di prestigio come quelli contro Verona, Brindisi e in trasferta a Pistoia, ha lanciato la squadra nei piani alti della classifica. La sconfitta nel derby contro Cento, dove la squadra si è spenta in attacco nel secondo tempo, poteva aprire una crisi, ma la risposta immediata contro una squadra strutturata come Forlì ha dimostrato tenuta mentale. La Effe sa soffrire e ricompattarsi nei momenti critici.
Prospettive
Siamo ancora all’inizio e forse è prematuro lanciarsi in verdetti, ma ciò che è emerso in questa prima fase di campionato è che la Fortitudo di quest’anno si basa sostanzialmente su due fattori chiave: energia ed aggressività. Non ha l’attacco più spumeggiante del campionato, ma ha il floor più alto: difficilmente scende sotto un certo livello di rendimento difensivo. Il PalaDozza poi aiuta sempre, con il pubblico sempre numerosissimo a spingere la squadra con grande calore. Ci sono punti da migliorare per poter ambire al salto di qualità definitivo, in particolare trovare continuità nel tiro da 3 punti (fondamentale per aprire le difese a zona) e gestire i cali di tensione in trasferta. Al momento comunque la Fortitudo è esattamente dove deve essere: nel gruppo di testa, pronta a sfruttare ogni passo falso di Pesaro o delle altre concorrenti. Se la salute assiste i veterani e l’inserimento di Harris procederà senza intoppi, la Effe arriverà pian piano ad imporsi come la squadra da battere sul piano tattico e fisico.
