Uno dei grandi assenti di questa stagione di Serie A che sta per ripartire è Achille Polonara. L’ex Virtus ha sì firmato un contratto con la Dinamo Sassari, ma non è ancora chiaro quando l’ala azzurra riuscirà a tornare nuovamente sul parquet. Ovviamente Polonara in questo momento sta affrontando un percorso ben più importante di quello cestistico e la priorità rimangono la sua salute e il processo di cure, che lo ha portato a effettuare recentemente il trapianto di midollo osseo. Tuttavia, da professionista e uomo esemplare, Achille continua a mantenere come obiettivo quello di tornare a fare ciò che più ama: giocare a pallacanestro.
Intervistato da Fabrizio Salvio sul settimanale “Sportweek”, Achille Polonara ha parlato del periodo molto intenso che sta vivendo, raccontando anche alcuni retroscena dietro la firma con la Dinamo Sassari. Potete leggere a questo link l’intervista completa, di cui riporteremo di seguito solo alcuni dei passaggi più significativi.
Sulla voglia di giocare a basket:
Appena avuta la notizia della malattia, al basket non pensavo per niente. Il mio obiettivo, il mio unico obiettivo, era tornare a vivere una vita normale. Da quando ho firmato con Sassari, dopo che il mio contratto con Bologna era scaduto a fine giugno, non vedo l’ora che inizi il campionato, la Supercoppa, insomma le partite, in modo che possa seguire tutto, in un certo senso distrarmi e passare il tempo diversamente.
La chiamata di Sassari:
Diciamo che è stato tutto molto naturale, nel senso che il presidente Stefano Sardara, col quale ero rimasto in contatto e in ottimi rapporti anche dopo aver lasciato la Sardegna, si è fatto vivo per sapere come stavo e, tra una chiacchiera e l’altra, mi ha fatto la sua proposta. All’inizio pensavo scherzasse: quando mi ha chiesto se volessi firmare con loro mi trovavo tra il primo e il secondo ciclo di chemioterapia a Valencia, quindi, sai, la strada che avevo davanti era ancora molto lunga.
Le parole di Sardara:
Mi fa: “Qui è tutto pronto per farti tornare”, e io dentro di me dicevo: sì, ok, però dammi il tempo per rimettermi a posto, e lui: “Guarda che sto dicendo sul serio”, e allora io gli ho risposto: “Se è così, allora parla col mio procuratore e vediamo se riusciamo trovare un accordo”. Beh, lo abbiamo trovato in pochi giorni. I fatti hanno dimostrato che c’era la reciproca volontà che le nostre strade si incrociassero.
Coach Bulleri gli ha parlato?
Sì, mi ha detto che era molto contento di aspettarmi. Le stesse parole di Sardara e del club tutto. È stata questa disponibilità, questo non mettermi fretta nel rientrare, a convincermi più di tutto. Nessuno mi ha posto davanti a una data, a una scadenza. Mi hanno invece rassicurato sul diritto di prendermi tutto il tempo di cui avrò bisogno, per guarire prima e per tornare un giocatore poi.
Le ambizioni di Sassari:
Una squadra con parecchi stranieri al primo anno in Italia: avranno quindi bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi, ma sono sicuro che avranno anche tanta voglia di farsi conoscere. Dal poco che ho visto nelle amichevoli precampionato, mi sembra un gruppo competitivo, che vuole dire la sua e darà secondo me del filo a torcere a molti. L’obiettivo saranno i playoff; per arrivarci, però, dobbiamo sapere che ogni partita, soprattutto fuori casa, vale doppio, quindi vincere qualche volta in trasferta sarà importante a patto, naturalmente, di fare nostre quante più partite possibile in casa.
Cosa perde la Virtus senza lui e Belinelli:
Perde esperienza, due giocatori importanti e italiani. però sono arrivati giocatori più freschi, atletici ed energetici come Niang e Canka. Giovani che portano anche nuovi stimoli, di cui una squadra che ha appena vinto lo scudetto ha bisogno.
Il futuro della Nazionale italiana:
Secondo me siamo in buone mani, nel senso che ci sono parecchi italiani che stanno sbocciando o lo hanno fatto da poco. Penso a Diego Garavaglia, che ho visto da vicino, Luigi Suigo e Achille Lonati, cresciuti nell’Olimpia Milano. Sono i tre diciottenni che più mi hanno impressionato e penso che sia da imitare il percorso del primo, che ha colto al volo la possibilità di giocare all’estero, nel suo caso in Germania. Quando vai fuori dall’Italia hai delle responsabilità diverse e la tua stessa importanza nel roster aumenta. Sono cose che ti fanno crescere sia come giocatore che come uomo, quindi secondo me Garavaglia ha fatto molto bene ad andare. Come prima di lui hanno fatto Procida e Spagnolo.
