«Ho costruito la mia carriera partendo dalle sfortune». Se esiste una frase capace di raccontare l’identità cestistica e umana di Alessandro Cappelletti, è proprio questa. Playmaker della Nutribullet Treviso Basket, classe 1995, nato ad Assisi e cresciuto a Spoleto, Cappelletti ha trasformato le difficoltà in carburante, riscrivendo più volte il proprio destino sportivo.
Una storia fatta di radici solide, scelte coraggiose e resilienza, segnata da tre gravi infortuni al crociato che non sono riusciti a spezzarne la determinazione. Ecco la sua intervista rilasciata a La Tribuna di Treviso
Le origini: l’amore per il basket nato in famiglia
Il primo contatto con la pallacanestro arriva grazie al padre, prima giocatore e poi allenatore, fondatore di una società a Spoleto. È lì, nel vecchio palazzetto cittadino, che Cappelletti trascorre interi pomeriggi respirando passione e sacrificio.
Un luogo simbolico, celebrato con una 24 ore di basket prima della demolizione, a testimonianza di un legame viscerale tra la città e la pallacanestro.
La svolta a Siena e i maestri di vita
La prima vera sliding door arriva a 15 anni: lasciare casa per approdare alla Mens Sana Basket Siena, una delle realtà più strutturate del panorama italiano di quegli anni.
Qui incontra figure decisive come Michele Catalani, oggi responsabile del settore giovanile dell’Olimpia Milano, che contribuisce alla sua crescita tecnica e mentale.
Due concetti diventano centrali nella sua formazione: rispetto e serietà nel lavoro quotidiano. Valori che si intrecciano con quelli trasmessi dalla famiglia, vero pilastro della sua vita.
Tre crociati rotti e una promessa a se stesso
Il momento più duro arriva con gli infortuni: tre rotture del legamento crociato, la prima a 18 anni, le altre due a 22. Una prova che avrebbe potuto compromettere definitivamente la carriera di qualsiasi atleta.
Cappelletti sceglie invece di reagire. Non recriminare, non fermarsi, ma trasformare il dolore in motivazione. È da questa filosofia che nasce la decisione di sposare il progetto Treviso: trasformare un momento buio in un nuovo inizio.
La sua storia è un esempio concreto di resilienza nello sport professionistico.
Vita privata: viaggi, famiglia e Myriam Sylla
Fuori dal campo, il playmaker umbro trova equilibrio negli affetti. Al suo fianco c’è Myriam Sylla, schiacciatrice della nazionale italiana oggi al Galatasaray S.K..
Ama viaggiare, scoprire nuove culture e guardare documentari storici, in particolare sulla seconda metà del Novecento, per sviluppare una maggiore consapevolezza del passato.
Tra i ricordi più intensi, un viaggio in Sardegna con la famiglia nella zona di Orosei e un’esperienza nel deserto di Abu Dhabi, in una riserva naturale lontano dal caos di Dubai. Due esperienze diverse ma unite dalla stessa esigenza: condividere tempo di qualità con le persone amate.
Il rito delle vacanze e il valore del tempo
C’è una tradizione che racconta meglio di ogni altra il suo legame familiare: ogni estate, grazie ai guadagni ottenuti con la pallacanestro, Cappelletti porta tutta la famiglia in vacanza per una settimana.
Un modo per recuperare il tempo non condiviso con i fratelli – sette e undici anni di differenza – e costruire ricordi destinati a durare. Perché, al di là dei risultati sportivi, ciò che resta davvero è il valore del tempo trascorso insieme.
Sport e vita: due binari che definiscono l’uomo
I momenti più significativi della sua esistenza si dividono tra campo e vita privata. Se sul parquet le difficoltà lo hanno forgiato, nella sfera personale la nascita dei fratelli rappresenta una gioia profonda.
La storia di Alessandro Cappelletti dimostra che il talento conta, ma il carattere pesa di più. E che anche dopo tre cadute si può sempre trovare la forza di rialzarsi.
