Panchina Eastern Conference
Ora che c’è da scegliere i nomi per completare i roster, la cosa si fa interessante. Le mie guardie di riserva per l’Est sono Zach LaVine e Jaylen Brown. Il giocatore dei Bulls continua a non darmi l’idea di essere un giocatore franchigia nonostante le cifre ritoccate sensibilmente al rialzo (28 punti, 5 rimbalzi e 5 assist) ma la sua stagione individuale è troppo valida per non prenderlo in considerazione almeno quest’anno. Jaylen Brown, dal canto suo, sta continuando sulla falsariga di quanto mostrato nella bolla; si sta confermando come uno dei migliori two-way player della Lega, per giunta con grandi responsabilità offensive, da cui derivano i suoi 26 punti di media. Boston sta faticando, ma la crescita di Brown – repentina e, forse, inaspettata, almeno per i livelli che sta tenendo – va premiata.
Per quanto riguarda il frontcourt, Tatum e Middleton sono sicuri di essere dentro. Il giocatore dei Celtics sta avendo medie di 26 punti, 7 rimbalzi e cinque assist a soli 22 anni, mentre Middleton continua ad essere uno dei ventellisti più efficienti della NBA. Il terzo posto va a Domantas Sabonis nonostante il calo dei Pacers nelle ultime settimane (hanno perso sei delle ultime nove gare).
Per quanto riguarda gli ultimi due posti, ci sarebbero tanti nomi da fare, molti dei quali, però, rimarranno fuori a malincuore. Voglio premiare Julius Randle e Tobias Harris. Randle è il miglior giocatore di una squadra che, per ora, sta eccedendo le proprie aspettative, mentre il giocatore dei Sixers si sta rivelando la perfetta seconda opzione offensiva per la migliore squadra della Eastern Conference.
Tra gli esclusi eccellenti ci sono Trae Young, Jerami Grant (buonissima stagione la sua in quel di Detroit) e Bam Adebayo, che comunque ha un ruolo chiave anche come creatore di gioco negli Heat, oltre a buonissime stats individuali (un filo sotto i 20-10 di media).
Panchina Western Conference
Luka si prende agevolmente il posto in panchina, e con lui scelgo Chris Paul, che nelle ultime settimane è salito prepotentemente di livello: sarà un caso che i Suns abbiano vinto nove delle ultime dieci, con CP3 che è salito in cattedra anche come realizzatore (21 punti di media contro i 16 abbondanti in stagione)?
Nel reparto lunghi entra di diritto Paul George, autore forse della miglior stagione in carriera come produzione ed efficienza (tra l’altro ha il secondo miglior offensive rating della Lega con 121 punti su 100 possessi segnati dai suoi). Anthony Davis sarebbe stato un’altra scelta automatica, ma l’infortunio lo terrà fermo per une ventina di giorni, e i Lakers vogliono – giustamente – andarci cauti. A questo punto, Rudy Gobert è quasi scontato, anche se il suo stile di gioco è piuttosto in antitesi con lo spirito della partita delle stelle. Come terzo giocatore del frontcourt mi viene automatico chiamare Brandon Ingram; l’ex Lakers è il miglior giocatore dei Pelicans e sta espandendo a tutto tondo il proprio gioco offensivo, anche se Zion nelle ultime settimane ha alzato il proprio rendimento.
Gli ultimi due nomi sono Christian Wood e De’Aron Fox. Christian Wood è una delle feel good stories della Lega, oltre che, ormai, una realtà emergente. É un vero lungo moderno, e senza di lui i Rockets ne hanno perse sei di fila. La guardia dei Kings sta giocando da vero All Star, e solo un’abbondanza nel proprio ruolo potrebbe impedirgli di non partecipare all’All Star Weekend.
Rimangono fuori una pletora di guardie (Booker, Mitchell, un ritrovato Mike Conley, Ja Morant, John Wall) a dimostrazione del fatto che in NBA c’è una quantità di talento mai vista nella storia della Lega, e che, forse, è ora di espandere i roster per l’All Star Game a 15 giocatori.





