Allen Iverson non ha mai nascosto quanto il titolo NBA rappresenti per lui il grande rimpianto di una carriera straordinaria. Intervenendo all’Underground Lounge, l’ex guardia dei Philadelphia 76ers ha confessato che sarebbe disposto a restituire ogni singolo riconoscimento individuale pur di aver vinto un campionato NBA almeno una volta:
«Restituirei il mio trofeo di MVP. Le convocazioni all’All-Star Game, il primo quintetto All-NBA, la Hall of Fame, la Top 75… tutto quanto, amico. Restituirei tutto per un campionato.»
Parole che pesano, soprattutto se pronunciate da un giocatore che in 14 stagioni NBA ha accumulato numeri impressionanti: 26,7 punti, 6,2 assist e 2,2 palle rubate di media in 914 partite di regular season, quattro titoli di miglior marcatore e undici convocazioni all’All-Star Game.
La ferita delle Finals 2001
Il momento in cui Iverson andò più vicino al sogno fu la stagione 2000-01. Quell’anno conquistò il premio di MVP con medie di 31,1 punti, 4,6 assist e 2,5 palle rubate, trascinando i Sixers fino alle Finals. Ma lì ad attenderlo c’erano i Los Angeles Lakers, che chiusero la serie in cinque partite. Una sconfitta che, a distanza di anni, brucia ancora al punto da fargli dire qualcosa di sorprendente:
«Avrei preferito non arrivarci nemmeno, alle Finals.»
Iverson ha spiegato che la delusione di sfiorare il traguardo senza raggiungerlo è stata più dolorosa di qualsiasi eliminazione anticipata. A rendere tutto ancora più pesante fu il tributo fisico di quella corsa nei playoff, dopo una stagione logorante:
«Ero così felice che fosse finita, perché stavo molto male fisicamente.»
Orgoglio e consapevolezza
Nonostante il rammarico per l’anello mancato, Iverson ha riconosciuto il valore complessivo della sua carriera. Ha sottolineato come un giocatore possa uscire dal campo con la coscienza a posto quando sa di aver dato tutto, indipendentemente dal risultato finale o da una serata storta al tiro:
«Ho fatto tante cose nella NBA e volevo raggiungere quell’obiettivo finale.»
Una riflessione che racconta bene la dualità di Iverson: fieramente orgoglioso del percorso compiuto, ma incapace di fare pace con l’unico traguardo che gli è sfuggito. Un sentimento che lo accomuna a tanti grandi campioni rimasti senza titolo, ma che nel suo caso assume un sapore particolare, vista l’intensità con cui ha vissuto ogni singola partita della sua carriera.




