TIRO DA TRE E PACE NON VANNO DI PARI PASSO?
Come detto, però, questi sono due dati da interpretare con attenzione. Ce lo fanno capire meglio i grafici relativi all’evoluzione di ritmo medio di gioco e tentativi da tre punti per cento possessi su singola stagione.

Come vediamo, in questi dieci anni, in realtà, il pace a cui le squadre hanno giocato mediamente è rimasto quasi invariato. Quello che è cresciuto sensibilmente è il numero di tentativi da tre punti che ogni squadra prova ogni partita.
La domanda successiva, a questo punto, è quasi scontata: perché questa differenza? L’idea generale è che l’aumento dei ritmi di gioco si accompagni, automaticamente, a un aumento delle conclusioni da dietro l’arco, ma i numeri suggeriscono altro. Aumentano i tentativi da tre a partita, ma non i ritmi. I quali, però, tendenzialmente, iniziano a pesare sempre di più sulle probabilità di vittoria di una squadra.
Ora, detto che risposte semplici alla questione non ce ne sono, possiamo dire che il basket di area FIBA, con spazi più ristretti, si presti meno facilmente al gioco rapido, di contropiede o transizione. Pertanto, l’aumento sistematico dei ritmi di gioco diventa meno facile di quanto possa apparire in superficie.
Per gli stessi motivi (spazi ristretti a fronte di atleti sempre più “ingombranti” da un punto di vista fisico/atletico), accoppiati all’apertura al tiro da fuori anche a tutti quei ruoli che per decenni il tiro da fuori non lo hanno nemmeno potuto nominare (i lunghi in particolare), il tiro da tre è diventato, via via, rifugio sempre più sicuro alle difficoltà nel trovare una conclusione da due pulita. Anche, banalmente, per il suo maggior valore a tabellone.
L’aumentata correlazione del ritmo con le probabilità di vittoria è frutto di un semplice ragionamento matematico: se aumenta il volume di conclusioni che valgono un punto in più, aumentare i possessi, e dunque il numero totale di tiri che valgono un punto in più, accresce in maniera intuitiva le probabilità di vittoria.
