Antonello Riva non è solo una leggenda del basket italiano, ma anche una delle voci più autorevoli quando si parla di derby tra Cantù e Milano. Doppio ex, protagonista su entrambe le sponde e simbolo di un’epoca, Riva analizza per La Provincia la sfida con lo sguardo di chi sa che certe partite vanno oltre i valori tecnici.
«Sulla carta è una partita sbilanciata, inutile negarlo – spiega Riva – ma i derby non seguono la logica. In queste sfide i valori si azzerano e tutto può succedere».
Derby Cantù-Milano: quando il pubblico fa la differenza
Secondo Riva, uno degli elementi chiave del derby in Brianza resta l’ambiente:
«A Cantù questa partita viene vissuta in modo totale. Il pubblico può diventare un fattore decisivo, qualcosa che Milano, per quanto abituata a grandi palcoscenici, può comunque avvertire».
Un aspetto che storicamente ha permesso alle squadre di provincia di colmare il gap con roster più profondi e costosi.
Giovani sotto pressione
Riva si sofferma anche sul peso psicologico che il derby esercita sui più giovani:
«Tecnica e talento non bastano. In una partita così serve personalità. Un giovane può sorprendere proprio perché gioca senza calcoli, ma deve essere pronto mentalmente».
Un messaggio chiaro: il derby si vince con la testa prima che con il talento.
Cosa non deve fare Cantù
L’errore più grande, secondo l’ex azzurro, sarebbe affrontare la gara con paura:
«Cantù non deve pensare alla sconfitta. Anche una serie negativa non deve togliere fiducia. Nei derby mollare significa perdere prima ancora di giocare».
Un invito alla lucidità, soprattutto in una fase di stagione complessa.
I derby di Antonello Riva e quell’assist rimasto nella storia
Tra i ricordi più vivi, Riva cita la semifinale scudetto del 1981 e un’azione rimasta iconica:
«Quell’assist, quel canestro decisivo… sono momenti che ti restano addosso per sempre. Il derby ti segna, nel bene e nel male».
E non fa distinzioni nette:
«È stato speciale sia a Cantù sia a Milano, ma in Brianza lo senti addosso in modo diverso. Lì il derby entra nella quotidianità».
Il trasferimento del 1989: nessun rimpianto
Infine, Riva torna sul suo storico passaggio da Cantù a Milano:
«Dopo tanti anni sono convinto sia stata una scelta giusta per tutti. Cantù ha potuto crescere, io ho vissuto un’esperienza che mi ha fatto maturare».
Conclusione
Il messaggio di Antonello Riva è chiaro: Cantù-Milano non è mai una partita come le altre. Budget, classifiche e statistiche contano fino a un certo punto. Nel derby servono coraggio, identità e libertà mentale.
Ed è proprio per questo che, ancora oggi, resta una delle sfide più affascinanti del basket italiano.





