INTERVISTA – MAURIZIO BUSCAGLIA (coach VL Pesaro)
Cosa si aspetta dall’annata di Cleveland al Maccabi? Secondo lei può essere l’ambiente giusto per lui e per il suo sviluppo?
Antonius è un giocatore di livello EuroLeague: nel mese in cui ho lavorato con lui abbiamo parlato tanto di EL, gliel’ho raccontata, ci siamo messi lì per guardare le partite. L’ho spinto a farlo, ogni tanto lui tornava all’allenamento e mi raccontava di una partita che aveva visto la sera prima. Gli ho parlato di questa opportunità perché è un giocatore che potenzialmente, insieme all’esperienza e il lavoro, secondo me ha quel tipo di mira e risultato.
La cosa è stata anche velocizzata dalla scelta del Maccabi che mi ha fatto immensamente piacere, probabilmente anche perché l’ha ritrovato davanti per molti mesi e l’ha potuto vedere anche con continuità: ha avuto un impatto notevole in Winner League, è diventato presto un riferimento per l’Hapoel Eilat e ha potuto far vedere tutte le cose che poteva fare, per caratteristiche già formate ma anche per altre due o tre non ancora complete, sulle quali poter lavorare in ottica EuroLeague o livelli ancora più alti.
Proprio perché immaginiamo che avrà un ruolo diverso al Maccabi rispetto a quello che ha avuto all’Hapoel, in cosa secondo lei sarà ulteriormente valorizzato Cleveland? Cosa invece deve ancora rifinire per essere un uomo del quintetto iniziale?
Lui ha giocato sempre con responsabilità importanti in quanto a minuti, fase difensiva, anche determinate cose offensive: lanciato a campo aperto, in isolamento, un post up sottovalutato sia come realizzatore che come passatore sono elementi già oggi di impatto in EL. Il passaggio sarà il dover essere un microwave: nel momento in cui sei chiamato in causa con una batteria di esterni di un certo tipo non sei il primo violino, devi avere la capacità di essere subito pronto e prenderti quello che la partita ti dà.
Quella è la sua grande sfida, però è un ragazzo tosto, in gamba, sorridente, solare ma che non molla. Può essere un banco di prova, ma sarà aiutato anche dal fatto che gioca con giocatori e contro giocatori di alto livello. Sai che è quello il mood che devi avere: intorno a te, non solo nelle partite ma anche nella quotidianità, ci sono grandi giocatori.
Nella scorsa stagione il Maccabi non ha mai giocato contro Cleveland, in quanto sia l’andata che il ritorno con l’Hapoel Eilat si sono giocati prima dell’arrivo di Antonius dall’Australia. Lo scouting di Tel Aviv può averlo valutato da vicino ma non lo ha scelto perché protagonista sullo stesso parquet della squadra di Kattash. Secondo lei cosa non si è ancora visto di Cleveland ma che ha convinto il Maccabi a puntare sul suo profilo?
Ci sono delle cose che secondo me potrà fare e che già fa: la velocità, il contropiede, la conversione del campo con cui anche il Maccabi gioca… Lui è un giocatore di campo aperto, che ad alto ritmo riesce anche ad avere buoni controlli di visione senza ancora l’eccellenza. Cleveland è un giocatore che sa giocare a rimbalzo offensivo, lontano dalla palla, può andare a prendere anche quelle cose energetiche di cui la squadra ha bisogno. Difensivamente anche a quel livello può competere e coprire almeno tre ruoli: può mettere pressione sulla palla in tutte le situazioni di isolamento e di rottura di cui EuroLeague vive.
In EL ovviamente tutto è sopra di uno, però sicuramente potrà migliorare e deve migliorare in quello che saranno le situazioni di partita: quando la difesa si concentrerà su alcuni giocatori o aspetti del gioco lui potrà prendere dalla partita anche ciò che gli è concesso in termini di tiro da fuori dove deve migliorare. Ha un palleggio arresto e tiro che se riesce nella lettura tira sopra la testa a tutti; ha una verticalità importante anche mentre attacca dal palleggio.
Potrà essere un difensore migliore per attaccanti più forti in isolamento piuttosto che tiratori che escono dai blocchi, solo all’apparenza meno “influenti”: un difensore migliore se è “solo sull’isola”?
Certo, lui è un giocatore di difesa della palla, è un giocatore di difesa del palleggiatore. Però potrà sicuramente fare bene in quelle situazioni in cui il suo attaccante ha la palla: migliorare nel forzare i P&R, i blocchi sulla palla, rompere i cambi tra esterni, situazioni di ball screen tra esterni, rotture di hand off. È ovvio che il suo rifornimento è sempre l’uomo, quindi si tratterà di migliorare anche la qualità nell’uscita a blocchi di fronte a blocchi molto più qualitativi. Un pochino potrà soffrire, però lui è uno che poi nella corsa riesce ad essere incisivo: se lavorerà bene fuori dai blocchi, ha queste falcate incredibili che possono recuperare anche lo spazio perso.
Parliamo anche di potenzialità: è un giocatore che si affaccia a questo livello adesso. Il fatto che abbia 28 anni e abbia una prima esperienza in EuroLeague potrebbe essere un ulteriore propellente?
Mi diceva a volte “Coach, tornerò in America finita questa stagione”. Gli ho sempre ripetuto “Ma no, no, no, pensaci a questa roba dell’Europa, questo è un momento chiave”: per la maturità del ragazzo sono contento perché, anche se ha fatto fatica, in quei mesi mentalmente non dico che si è europeizzato completamente ma un pochino sì. Come stare in campo, il lato debole, gli adeguamenti, lo stile del gioco… Chiaro che è un processo, sono solo stati dei mesi però la sua testa è open per cui secondo me potrà anche tagliare dei passaggi e fare prima.
Il fatto di aver già giocato in Israele può ulteriormente facilitare o Eilat è una realtà troppo lontana da Tel Aviv?
No: ci sono passaggi che aiutano questi giocatori attraverso uno stile di gioco che puoi ritrovare nel campionato israeliano per fare un passaggio da quello americano più normale, passami il termine, più bilanciato. Antonius è entrato in un momento importante: noi dovevamo salvarci, era una situazione molto tosta, abbiamo vinto partite tostissime, da quel punto di vista ha fatto anche le spalle grosse. Poi è chiaro che EuroLeague ti mette un passo oltre dal punto di vista psicofisico: nelle tante partite c’è una continuità di concentrazione, non giochi una volta alla settimana.
A proposito di questo, si immagina un impiego, sia a livello di minutaggio che a livello di compiti, tanto diverso tra il campionato ed EuroLeague?
Questo non lo so, è una domanda troppo grossa: nel campionato comunque c’è l’obbligo di un israeliano sempre in campo, ci sono tanti cambi nei 12 per turnover… Magari per abituarlo a un certo tipo di esperienza e di palloni toccati potrebbe avere all’inizio un po’ di bilanciamento tra campionato ed EL nella speranza poi di crescere nelle responsabilità. Però va a completare una squadra: ci sono giocatori di un certo tipo intorno, di una certa profondità e esperienza, però questa cosa lo può sicuramente aiutare.
Ne aveva parlato in un’intervista, anche prima che lei arrivasse a Eilat, di Cleveland come un prospetto, un profilo da futuro EL. Da quanto lo stava seguendo con insistenza prima che arrivasse?
Sono andato live insieme ad altri nella Summer League 2017 a Las Vegas, lui era con Portland. Finalmente lo vedo dal vivo, prima avevo materiale e profili, però quando un giocatore lo metti nelle schede lo continui a seguire, anche se magari rimane negli USA e non c’è la possibilità di prenderlo. Ti resta, insomma, anche perché vedevo quelle caratteristiche che a me piacciono. Vedevo in lui qualcosa. L’ho seguito quando decise di muoversi per l’Australia per vedere un attimo com’era l’impatto dalla G League a un campionato importante di crescita, un po’ più vicino a quello israeliano.
Quando sono andato a Eilat c’è stata l’occasione: ho aspettato, ho convinto la dirigenza di aspettare e di far concludere la trattativa perché se lo avessimo preso avremmo fatto una sorpresa a noi stessi a tutti quanti. Speravo di portare ovviamente anche la nostra barca in porto, però speravo come secondo obiettivo di portarlo fuori e di spingerlo verso al passaggio insomma come fu per Shavon Shield: mi dava quel tipo di sensazione che potesse avere un ruolo, che potesse ritagliarsi qualcosa nella nostra EuroLeague.
Un’occasione sfumata per Trento, allora?
No, no, no: in quegli anni seguivamo da vicino altri profili con cui abbiamo fatto molto bene con altri. Mi ha fatto piacere abbia aperto insomma la mente al discorso della pallacanestro europea grazie all’arrivo a Eilat: bravissimi secondo me sono stati anche i dirigenti del Maccabi a credere in quello che hanno visto. Hanno una grande struttura, un grande team, coach: è un ambiente anche dove Cleveland può veramente continuare il suo percorso.





