BT CLUJ NAPOCA – MHP RIESEN LUDWIGSBURG
È forse il quarto di finale più intrigante. Si incontrano due squadre che, in modi diversi, sono oggi simbolo della crescita dovuta a fiducia nel processo e nella progettualità. Cluj è, senza dubbi, la grandissima sorpresa di questa edizione di Basketball Champions League. Arrivati direttamente dai turni preliminari (Burgos vibes?), i rumeni sono stati costantemente una delle migliori squadre della stagione, con un cammino regolare che li ha portati a vincere nove delle undici partite disputate. Con scalpi di lusso come quelli dell’Unicaja Malaga e del Galatasaray, entrambi in trasferta.
La squadra è una potenza in patria, ma sul palcoscenico europeo è, di fatto, una novellina. Dopo un’esperienza in Europe Cup nel 2016/2017, infatti, la compagine della Transilvania è stata assente dalle scene continentali per due anni. In seguito ai quali la coppia di ex giocatori, oggi rispettivamente coach e general manager, Mihahil Silvasan (bandiera della squadra e oggi 37enne) e Branko Cuic ha deciso di ingaggiare come assistente per la prima squadra niente meno che Dusko Vujosevic. Il leggendario coach serbo per due stagioni ha dato una mano fondamentale a coach Silvasan, in allenamento e nello scouting dei giocatori. E oggi, dopo una mancata qualificazione sempre dai preliminari la passata stagione, Cluj raccoglie i frutti.
Ludwigsburg, invece, ha una tradizione più lunga. Che data il suo inizio dall’arrivo in panchina di John Patrick, oggi alla sua decima stagione alla conduzione della squadra. Il club ha scelto una strada totalmente in controtendenza rispetto a quella che è la norma nel Vecchio Continente: non un allenatore che si adatta ai giocatori che ha a disposizione, ma giocatori scelti per calarsi al meglio nel sistema di gioco di Patrick. Che, per chi conosce la competizione o il campionato tedesco, è quasi mitologico: pressione a tutto campo come nessun’altra squadra (32% dalle azioni difensive in Champions, per intenderci la seconda squadra è sotto il 15), intensità fisica, aggressione a rimbalzo offensivo, small ball.
Per fare questo Ludwigsburg è sempre alla ricerca, grazie anche i contatti di coach Patrick, di giocatori USA che ancora non abbiano raggiunto il massimo del proprio potenziale e da Ludwigsburg possano spiccare il volo. La lista di giocatori uscita da qui nell’ultimo decennio è impressionante: Royce O’Neale, Kelan Martin, Thomas Walkup, Johannes Thiemann, Oscar Da Silva, Jaleen Smith, Nick Weiler-Babb, Marcos Knight. E anche in questa stagione non mancano i profili che sembrano avere tutte le caratteristiche per ricalcare quelle impronte.
LE CHIAVI DELLA SERIE
Cluj arriva come testa di serie e, dunque, avrà il vantaggio del fattore campo, la bellissima BT Arena, impianto all’avanguardia sempre colmo di tifosi per le partite casalinghe. La squadra ha una rotazione consolidata ad otto che funziona a meraviglia e gira sui due giocatori cardine, in termini di gioco e leadership: Andrija Stipanovic e Patrick Richard, entrambe vecchie conoscenze dei nostri parquet. Stipanovic è quasi un playmaker aggiunto in campo, con la sua capacità di muovere la palla una volta ricevuto fuori dai tre punti e dopo un pick&roll, premiando i tagli sempre puntuali dei compagni. Non è un caso che Cluj sia la squadra che segna più punti di tutti da canestri in taglio (quasi nove punti a incontro).
Richard, invece, è il terminale offensivo principale della squadra e sta vivendo una stagione individuale di altissimo livello: sedici punti di media, con cinque rimbalzi e sei assist. Le sue ricezioni in hand off, spesso proprio dalle mani di Stipanovic, sono una delle armi più pericolose di un attacco che manda comunque in doppia cifra gli altri tre americani della squadra: il playmaker Brandon Brown, il versatilissimo, e molto interessante, Elijah Stewart, e l’ex Trento Dustin Hogue, che uscendo dalla panchina è la solita arma tattica preziosissima. Il tutto completato dall’esperienza dell’ex Partizan Belgrado Stefan Bircevic e i balzi del cubano Karel Guzman.
Ludwigsburg proverà a interrompere la corsa magica dei rumeni e a raggiungere la seconda Final Four di Basketball Champions League dopo quella del 2018, soprattutto grazie alla sua difesa e alla fisicità che mette in campo ogni singola partita. Il piano partita dei tedeschi è abbastanza semplice: cercare di aumentare il più possibile le chance di punti facili segnati, riducendo al massimo quelle di subirli. Che si traduce nella miglior squadra, tra quelle arrivate in Top 16, per turnover ratio (12,7 perse per cento possessi), terza per percentuale di palle recuperate (11,1%) e seconda per percentuale di rimbalzi offensivi (35%). Chiaro che tantissimo girerà su quanto Cluj riuscirà a limitare le palle perse (cosa riuscita non sempre benissimo fin qua), soprattutto scappando in maniera intelligente ai tanti raddoppi che la difesa tedesca proporrà, specialmente sui pick&roll, dove i lunghi rumeni dovranno essere bravi nel gestire i palloni in uscita.

Interessante vedere anche come renderà lo small ball di Ludwigsburg. Capeggiato dai due giocatori che fin qua si sono più messi in luce: il playmaker Jonah Radebaugh, pescato l’anno scorso in Svezia e che sembra davvero pronto per palcoscenici più ambiziosi, e Justin Simon, ala divertentissima da vedere giocare. Dotato di un atletismo senza senso e con una meccanica di tiro da vietare ai minori. Attorno a loro il cecchino Jordan Hulls, il leader dello spogliatoio, Tremmell Darden, che a 40 anni suonati sta giocando una stagione incredibile, e anche l’ex Sassari Ethan Happ, arrivato da qualche mese e che ha aggiunto alle armi a disposizione di Patrick un’ulteriore opzione.





