Il panorama del basket continentale e mondiale saluta Brandon Davies, che a 34 anni ha maturato la decisione di concludere l’attività agonistica. Il lungo statunitense ha ottenuto l’interruzione anticipata del vincolo contrattuale con l’Alvark Tokyo, compagine militante nel massimo campionato giapponese, separandosi di comune accordo per la campagna 2026-2027. Una presa di posizione inaspettata, dato che la società nipponica ne considerava la riconferma un tassello chiave.
Dai primi passi in America all’affermazione nell’Eurolega
Uscito dall’ateneo di Brigham Young, Davies ha mosso i primi passi nel professionismo d’oltreoceano raccogliendo 78 presenze in NBA, divisi tra la franchigia dei Philadelphia 76ers (che lo tesserarono nel 2013) e i Brooklyn Nets nel campionato 2014-15. Nel periodo migliore trascorso a Philadelphia ha fatto registrare cifre da 6.3 punti e 3.6 carambole a gara, facendosi apprezzare per determinazione sotto canestro e tenuta difensiva.
La svolta della sua parabola sportiva è coincisa tuttavia con il trasferimento nel vecchio continente, contesto in cui è diventato un perno di riferimento. Ha indossato le divise di prestigiose realtà quali Žalgiris Kaunas, FC Barcellona, Olimpia Milano e Partizan Belgrado, collezionando successi nei tornei interni in Lituania, Spagna, Italia, Serbia e Francia. Nella massima coppa europea si è affermato come uno dei lunghi più versatili, guadagnandosi la selezione nel primo quintetto di Eurolega nel 2019 e nel secondo quintetto nel 2021.
Brandon Davis: il sipario in Estremo Oriente
Riconosciuto per una mobilità rara per la sua stazza, la pericolosità dal mid-range e l’ampia gamma di soluzioni nell’area pitturata, Brandon Davies ha salutato l’esperienza giapponese con un fatturato medio di 13.4 punti e 4.9 rimbalzi. Statistiche di assoluto valore che facevano ipotizzare una continuità di permanenza all’Alvark, rendendo ancora più inattesa la scelta di terminare la propria carriera.
Con la sua decisione scende il sipario su un percorso agonistico iniziato lontano dai riflettori al college e culminato con l’affermazione tra gli interpreti più accreditati del ruolo nel basket contemporaneo.
