Si è parlato tanto e lo avevamo analizzato anche noi all’interno del sito e di Backdoor Call in particolare, la decisione di fare un passo indietro sulla gestione Magro per Brescia e intraprendere una nuova strada. Questa via nuova portava il nome di Peppe Poeta che, dopo il “tirocinio” da Ettore Messina ha fatto il salto per diventare capo allenatore di una realtà che già prima aveva fatto bene e che ora, al netto della sconfitta contro Tortona, ha chiuso il girone d’andata al primo posto. Abbiamo chiesto a Marco De Benedetto che ha visto il lavoro di Poeta dal primo giorno, cosa sia cambiato, come sia cresciuto e quali siano le migliori caratteristiche da coach. Ne è uscita un’interessantissima analisi:
Sì è meritato i risultati ottenuti perché oggettivamente quando poi alla fine ti guardi indietro e sei primo vuol dire che in un campionato di alto livello come quello italiano sei stato sicuramente bravo. La tenuta mentale di un gruppo di veterani che per la quasi totalità lo è, ha fatto la differenza, così come la capacità di Peppe di mettere good vibes. Sii parla tanto di vibes come termine abusato, in questo caso proprio lui è il re delle good vibes nel quotidiano, ovvio che quando si vince è più facile, però devi arrivare alla vittoria e quando riesci a costruire dal primo giorno un ambiente sul campo sano è più facile. Oggettivamente avendo visto tanti allenamenti ti posso dire che è divertente per i ragazzi stare sul campo e nel complesso è una macchina che funziona e visto che tutti dicono comprensibilmente che il roster è molto corto, troppo corto, dico che in questo caso specifico è proprio uno dei motivi per cui la macchina funziona, perché tutti sono responsabilizzati, partecipi, coinvolti e quindi i frutti sono arrivati per ora.
Il vero plus di Peppe
Sicuramente una cosa che lui dice di se stesso è verissima ed è quello che non tradisce il proprio tipo di personalità, il proprio carattere per il ruolo che ricopre, anzi cerca di essere la versione migliore di se stesso. Se lui è uno empatico, un players coach nel senso buono etc., non cerca di imporre un altro tipo di personalità a se stesso e agli altri, anzi cavalca quello che è il suo meglio e questo sicuramente lo fa, ma la cosa che gli dico sempre e che ho notato è che lui lontano un po’ dalle telecamere, dai momenti di attenzione, si mette molto in discussione, è molto aperto agli input del suo staff, degli assistenti. Soprattutto la cosa che ho notato di più interessante è che impara velocissimamente su se stesso concetti, modi di fare, parti di didattica che magari prima non poteva sapere. Avendolo visto da settembre a oggi ti dico che è migliorato tantissimo e quando un allenatore migliora così in fretta è un gran segno, perché in un mondo come quello della pallacanestro professionistica che va sempre in mille all’ora di corsa, se tu si sai rinnovare, aggiornare, sistemare di settimana in settimana e quello è molto importante!





