Bryan Gates è uno di quei volti che raramente finiscono sotto i riflettori, ma che rappresentano l’ossatura tecnica di una franchigia NBA. Assistente allenatore dei Philadelphia 76ers e braccio destro di Nick Nurse, Gates ha raccontato la sua visione del gioco e della squadra durante una tappa all’NBA Basketball School Summer Camp di La Nucía, in Spagna.
L’intervista, realizzata da Gigantes del Basket, è avvenuta poco prima della conferma ufficiale dell’arrivo di LeBron James a Philadelphia, l’ultimo tassello di un progetto costruito per competere al massimo livello.
Spaziatura, fisicità e l’evoluzione del gioco NBA
Gates ha una carriera ventennale nella lega e ha osservato da vicino la trasformazione del basket professionistico. Secondo lui, i cambiamenti più evidenti riguardano la spaziatura offensiva, la velocità e la fisicità. L’attacco, spiega, è sempre un passo avanti rispetto alla difesa, che poi finisce per adeguarsi:
«Una delle cose che facciamo è giocare spesso con quattro giocatori aperti sul perimetro. Per molto tempo si è giocato con cinque, ma questa strategia è stata in parte abbandonata perché serve allargare di più il campo.
Scherzo sempre su questo, ma la squadra che non ha bisogno di adeguarsi sono i Denver Nuggets: con Jokic possono fare quello che vogliono, che siano cinque, quattro o tre sul perimetro. Credo comunque che il ruolo del lungo stia tornando, ci sarà più gioco in post.»
Gates ha anche sottolineato come le tendenze attuali spingano verso un attacco sempre più diretto al ferro, con un conseguente aumento della fisicità nelle penetrazioni a canestro.
Il nuovo roster dei Sixers e la gestione della pressione
Con un nucleo formato da Joel Embiid, Tyrese Maxey e VJ Edgecombe, a cui si sono aggiunti Jaylen Brown e successivamente LeBron James, Philadelphia si è posizionata tra le principali candidate al titolo. Gates ha parlato con entusiasmo dell’arrivo di Brown, pur riconoscendo che la partenza di Paul George lascerà un vuoto in alcuni reparti:
«Jaylen ha avuto un’annata incredibile e merita tutti gli elogi. Mi piace molto anche l’ingaggio di Dean Wade, e ho sempre apprezzato Anfernee Simons dopo averlo visto crescere a Portland.
Abbiamo aggiunto fisicità con Hukporti. Ogni volta che si presenta l’opportunità di prendere un giocatore come Brown, bisogna coglierla al volo.»
Gates ha speso parole importanti anche per VJ Edgecombe, definendolo una piacevole sorpresa per tutti tranne che per sé stesso, grazie alla grande sicurezza con cui affronta il campo. Quanto alla pressione che accompagna un progetto così ambizioso, l’assistente allenatore ha offerto una prospettiva pragmatica:
«Fa parte del lavoro. Non avverto più pressione rispetto alle stagioni precedenti. A questo livello la competitività è innata. Se ti lasci condizionare dalla pressione, ne sarai vittima. Per me la parola giusta non è pressione, ma desiderio di vincere.»
Parlando dei giocatori capaci di fare la differenza nella NBA attuale, Gates ha indicato come fondamentale la capacità di attaccare il canestro, creare per sé e per i compagni, e comprendere i principi difensivi di squadra. Ha citato Jalen Brunson e Jokic come esempi di giocatori che, pur non essendo candidati al premio di Difensore dell’Anno, eccellono nella comprensione degli schemi collettivi. Un elogio particolare lo ha riservato a Devin Booker, con cui ha lavorato a Phoenix:
«La sua capacità di eseguire un piano di gioco da tutte e cinque le posizioni era incredibile. Ciò che rende grandi i giocatori è il loro QI cestistico.»
Infine, Gates ha descritto il rapporto con Nick Nurse, con cui collabora da lungo tempo, fin dai tempi della USBL, quando i ruoli tra i due erano addirittura invertiti. Nurse, ha spiegato, è abile nel valorizzare i punti di forza di ciascun membro dello staff: Gates si è progressivamente specializzato sulla difesa e ora lo affianca nelle decisioni chiave durante le partite, supervisionando sia l’attacco che la difesa nei momenti cruciali.
