Dall’estate del 2021, dopo una beffarda retrocessione in A2, la Pallacanestro Cantù sta cercando di tornare al livello che l’ha vista protagonista per tante stagioni in Italia. Dall’estate del 2022, dopo un’altrettanto beffarda squalifica per doping “da contaminazione”, Riccardo Moraschini sta cercando di tornare al livello che l’aveva visto essere nominato miglior italiano della stagione 2018-2019 per poi firmare un prestigioso triennale con l’Olimpia Milano.
Le basi per il più classico degli sport-movie ci sono allora tutte: un club e un giocatore che vedono unirsi le loro strade per vincere la partita del riscatto. Ma perché il finale sia quello desiderato, occorre che il regista (ovvero coach Devis Cagnardi) riesca a inserire senza contraccolpi la nuova “stella” in un cast che in questa prima parte di Campionato ha dimostrato di saper già recitare bene di suo, come certificato anche dall’ultimo successo al PalaDesio su Rieti. Grado di difficoltà dell’operazione? Onestamente non altissimo: perché Moraschini (oltre a vantare una solida e in questo caso anche preziosa amicizia con capitan Baldi Rossi) è il classico “bravo ragazzo” che vuole e sa mettersi al servizio della squadra; e perché quello dell’Acqua San Bernardo edizione 2023-2024 pare un vero gruppo, concentrato sull’obiettivo e ben disposto ad accogliere chiunque possa aiutare a conseguirlo.
Un coach di grande valore ed esperienza ci raccontava una volta che tra i problemi dell’A2 c’è a volte quello di allenare giocatori consci del fatto che un’eventuale promozione, pur dando lustro al nome, farebbe loro perdere il posto in quella stessa squadra nella stagione successiva. Tra le caratteristiche di questa Cantù, come sottolineato anche dal gm Alessandro Santoro durante la presentazione dell’ultimo colpo di mercato, c’è invece quella di avere un nucleo di italiani che rappresenterebbe la base su cui costruire una squadra competitiva anche al piano più alto. Il progetto è quindi proiettato in un futuro collettivo e il triennale di Moraschini (al netto delle clausole liberatorie) aumenta ancora di più le percentuali di successo di questa “partita per due”, ma da affrontare di squadra.
Quanto alle soluzioni tattiche, il pallino (anzi il pallone arancione) è nelle mani dello staff tecnico. Noi possiamo semplicemente osservare che l’inserimento di Moraschini porterà a un’ovvia diminuzione dell’impiego tanto di Bucarelli (al momento di 32.2 minuti a partita) quanto di Nikolic (32.3 minuti a partita) e in maniera diretta o indiretta anche dello stesso Hickey (stacanovista in maglia biancoblu con 34.2 minuti di media) e di Berdini (17.8 minuti a match). Una riduzione inevitabile, ma da considerare anche assai proficua per arrivare in fondo alla stagione con ancora energie da gettare sul parquet quando più servono e contro squadre dal roster sicuramente lungo.
In tutto questo la prima partita da vincere per Moraschini sarà quella di riuscire in stagione ad assicurare un po’ di tutto quello che gli altri stanno mettendo brillantemente a referto sinora: punti, assist, qualche rimbalzo e tanta difesa. Mentre la partita da vincere per i suoi compagni sarà quella di riuscire a dare sempre il massimo, ma in meno tempo. Peraltro proprio quello che ti chiedono di fare al piano più alto. (Paolo Corio)





