Anthony Hickey è il folletto che con la maglia di Cantù si aggira illegalmente per i parquet dell’A2. La sua arma non è la pistola che estrae dopo qualche tripla importante (per noi potrebbe anche farne a meno, anche se va detto che si limita a mostrarla fugacemente alla sua panchina), ma la capacità di mandare a canestro i compagni prima ancora di mettersi in proprio e risolverla da solo con una penetrazione che lascia sul posto il diretto avversario o con una conclusione da oltre l’arco che dopo 6 giornate va statisticamente dentro il 52% delle volte.
Nella vittoria esterna contro l’Urania Milano Hickey, oltre a metterne 22 a referto in quasi 38’ di impiego, ha già portato a 13 il suo “high” stagionale di assist, voce statistica che lo vede ora viaggiare a 7,7 di media, con l’aggiunta di 20,8 punti a partita. In quest’epoca di “combo guard” e altri ruoli ameni, non può che scaldarci il cuore vedere un play che pensa a mandare in doppia cifra i compagni prima ancora che andarci lui.
Esattamente come accaduto nell’ultimo derby, in cui la corta Cantù (sette giocatori – sette impiegati da coach Cagnardi, oltre a una manciata di secondi per Tarallo) ha visto quattro uomini in doppia cifra insieme con il suo play: 22 (e 7 rimbalzi) per Nikolic; 20 per Young, altro americano giusto nel posto giusto (ne riparleremo) e a un solo rimbalzo dalla doppia cifra; 19 (e 6 rimbalzi, più la solita difesa) per un Bucarelli messo più volte nella condizione di tirare con metri di libertà; 10 per un Burns che rappresenta un valore aggiunto proprio per la sua disponibilità a fare un passo indietro contribuendo però così a spingere la squadra in avanti.
Guarda caso (per chi ci crede, perché per noi nel basket tutto invece torna quasi scientificamente), quella doppia cifra ritorna anche nelle medie stagionali: 17,5 punti al momento per Young (più 7,3 rimbalzi); 16,8 per Bucarelli (con l’aggiunta di 3,7 assist); 12,3 e 4,8 rimbalzi per Nikolic (che come sempre alza i giri con il passare delle giornate); 12 punti e 5 rimbalzi per Burns. Praticamente tutto il quintetto base, al quale si aggiungono i 7,3 punti di capitan Baldi Rossi, dal quale è lecito attendersi qualcosa di più in futuro (a partire da quel migliorabile 29% da oltre l’arco), e i 5,8 punti e 2,7 assist di Berdini, al quale possono solo giovare i duelli in allenamento con Hickey. Che della “Cantù Band” – vale la pena ribadirlo – è il direttore, non il solista.
Ovviamente 6 giornate sono troppe poche per avere certezze (siamo di quella scuola, anche se vediamo che furoreggia un altro approccio anche a livelli più alti), e l’impressione è che alla lunga (in attesa del rientro di Cesana e al netto del contributo sotto canestro di Nwohuocha e degli exploit di qualche giovane) gli attuali ”magnifici 7” potrebbero non riuscire a cavarsela in tutti i duelli, ma una cosa è sicura: con Hickey la Pallacanestro Cantù targata Acqua San Bernardo è tornata ad avere un leader come non si vedeva da tempo.
E un leader positivo non solo per le statistiche: perché sul nostro nuovo taccuino trova posto anche l’annotazione di quell’occhiolino strizzato al ragazzino delle giovanili con lo spazzolone in mano che da sotto canestro lo guarda rientrare dopo un perfetto alley-oop per una spettacolare schiacciata di Young nel primo quarto contro la Luiss Roma al PalaDesio. Ma anche quel chiedere di alzare il volume agli Eagles (come se ce ne fosse bisogno…) dopo quella giocata difensiva che gli vale i liberi del 69-59 nel terzo quarto contro l’Urania e, tornando al parquet, quella voglia di passarsi la palla già chiaramente trasmessa ai compagni (27 gli assist di squadra al Palalido, 20,5 la media stagionale). Perché è questo quello che contraddistingue i veri play, quelli che nella maggior parte dei casi risultano decisivi molto più delle “combo guard”. (Paolo Corio)





