A quarantotto ore dalla palla a due del campionato di Serie A, la Pallacanestro Cantù di Riccardo Moraschini, si appresta al debutto con la consapevolezza di dover affinare diversi meccanismi dopo un precampionato privo di successi. A guidare il gruppo resta il capitano Riccardo Moraschini, 35 anni, fresco di rinnovo triennale che lo legherà ai colori canturini fino al 2028, anno dell’inaugurazione della nuova arena. L’avvio di stagione riserva subito un banco di prova di altissimo livello sul parquet della Reyer Venezia, un test stimolante per misurare subito l’impatto con la nuova stagione, come ha dichiarato a La Provincia:
«L’anno scorso la preparazione andò bene, poi in campionato le cose non andarono come sperato. Amichevoli e carichi di lavoro servono proprio a dare spunti di riflessione. A Venezia sarà una bella partita contro una squadra che lotta per vincere: per noi è importante trovare subito una big per capire al volo il nostro livello dopo un precampionato al di sotto delle nostre reali potenzialità. Andremo lì per dare il 110% a livello di atteggiamento e voglia».
Moraschini, il modello Vitucci, la coppia di capitani e la corsa alla salvezza
L’estate canturina ha portato una profonda ristrutturazione dirigenziale e tecnica, con gli arrivi di Frank Vitucci in panchina e Simone Giofré nella struttura societaria, figure con cui Moraschini ha già condiviso esperienze vincenti in passato. Tra le novità nell’assetto di squadra spicca la decisione di affiancare a Moraschini un co-capitano statunitense, individuato nella figura di Semaj Christon, per garantire leadership ed esperienza sia nello spogliatoio che in campo.
In un campionato a sedici squadre reso ancora più competitivo dalla presenza di ben dieci formazioni impegnate nelle coppe europee, la priorità assoluta resta il mantenimento della categoria. Dal punto di vista tattico, coach Vitucci sta lavorando per imprimere un’identità precisa basata su ritmi elevati, difesa aggressiva e transizioni rapide:
«Vitucci cerca di trasmettere l’idea di correre tanto in campo aperto, con ritmo e velocità, cercando non la prima soluzione ma il miglior tiro possibile. In difesa l’obiettivo è rubare palloni e controllare i rimbalzi per contropiede. Purtroppo finora abbiamo segnato poco e subito tanto per troppe palle perse. Dieci squadre su sedici disputeranno le coppe e la lotta salvezza sarà dura. Per noi il fattore campo con i nostri tifosi sarà fondamentale, ma servirà vincere di più anche in trasferta. Sento la responsabilità nei confronti dei tifosi: rimanere in A nell’anno del novantesimo e dell’inaugurazione dell’arena è il nostro obiettivo primario».




