La trade che ha coinvolto Chris Paul, Toronto Raptors, Brooklyn Nets e LA Clippers è uno di quei movimenti che raccontano molto più i meccanismi economici della NBA che il basket giocato.
Paul finisce ufficialmente a Toronto, ma non indosserà la maglia dei Raptors. Brooklyn incassa asset, i Clippers sistemano i conti. Tutto secondo logica da deadline.
Toronto Raptors:
Partiamo dalla cosa più importante: Chris Paul non chiuderà la carriera in Canada. Secondo quanto riportato da ESPN, Toronto non chiederà a Paul di presentarsi e proverà a spostare nuovamente il suo contratto prima della deadline.
L’operazione nasce quasi esclusivamente da una questione di luxury tax. I Raptors erano poco sopra la soglia (meno di un milione di dollari, bonus inclusi) e, liberandosi del contratto di Ochai Agbaji da 6,4 milioni, hanno creato lo spazio necessario per:
assorbire il minimo salariale di Paul
ottenere cash dai Clippers
Una gestione chirurgica del cap.
Perché Agbaji era sacrificabile
Dopo aver iniziato 45 partite nel 2024-25, Agbaji è crollato in questa stagione:
18,5% da tre (12/65)
l’anno scorso tirava al 40%
solo 8 minuti totali nelle ultime tre gare di Toronto
In un roster giovane, Agbaji è diventato più sacrificabile di altri giocatori a minimo salariale ma più produttivi.
Margine residuo
Toronto resta comunque con un minimo di flessibilità: se volesse, potrebbe ancora assorbire un piccolo contratto prima della deadline per aggiungere un contributore marginale.
VOTO: 8
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