La deadline NBA continua a muovere pedine anche inattese. Chris Paul è stato ceduto ai Toronto Raptors all’interno di una trade a tre squadre che coinvolge anche LA Clippers e Brooklyn Nets, ma il suo futuro non passerà dal parquet canadese.
Secondo quanto riportato da ESPN, Toronto non chiederà a Paul di presentarsi e resta aperta alla possibilità di una nuova cessione prima della chiusura del mercato, fissata per giovedì alle 21:00 italiane.
I dettagli dello scambio
Nel dettaglio:
Toronto Raptors ricevono Chris Paul
Brooklyn Nets ottengono Ochai Agbaji, una scelta al secondo giro 2032 dei Raptors e cash
LA Clippers liberano uno slot a roster e risparmiano circa 7 milioni di dollari di luxury tax
Dal punto di vista finanziario, l’operazione è estremamente chiara: Toronto esce dalla luxury tax, Brooklyn incassa una scelta futura e copre il contratto di Agbaji, mentre i Clippers alleggeriscono il monte salari senza impattare sul campo.
La rottura tra Chris Paul e i Clippers
La separazione tra Paul e i Clippers era ormai scritta. Le parti avevano deciso di dividersi già a inizio dicembre, in modo piuttosto brusco. Fonti ESPN raccontano di rapporti deteriorati con Ty Lue, con cui Paul non avrebbe parlato per diverse settimane prima dell’addio.
Lo stesso Paul aveva confermato il momento delicato con un post notturno su Instagram il 3 dicembre, per poi dichiarare a People.com di essere “in pace” con la decisione e pronto a guardare avanti.
Numeri minimi, ruolo ormai marginale
Dal punto di vista tecnico, l’impatto stagionale è stato quasi nullo:
16 presenze
2.9 punti
3.3 assist di media
Numeri che fotografano bene una stagione di transizione, lontana anni luce dal Chris Paul dominante che aveva segnato un’epoca ai Clippers e in tutta la NBA.
Sul fronte opposto, Agbaji – ora a Brooklyn – aveva disputato 42 partite con Toronto (13 da titolare), viaggiando a 4.3 punti e 2.3 rimbalzi in circa 15 minuti a gara.
Il finale di carriera è già scritto
Il dato forse più significativo è che Chris Paul ha già annunciato l’intenzione di ritirarsi a fine stagione. La sua presenza nei Raptors, dunque, è puramente contrattuale e strategica: Toronto utilizza il suo contratto come asset, non come risorsa tecnica.
Una mossa da manuale di front office, che racconta molto più delle direzioni societarie che non del campo. E che chiude simbolicamente l’ultima parentesi NBA di uno dei playmaker più influenti degli ultimi vent’anni.
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