Quanti di voi sanno cos’è il G-League showcase? Chi meglio di Marco De Benedetto può raccontarcelo?
E lo ha fatto durante Backdoor Call. Ecco le sua parole.
Lo showcase della G-League è un torneo che raggruppa tutte e 31 le squadre della seconda lega americana che è affiliata all’NBA, attualmente sono 31 perché da quest’anno con l’aggiunta dell’ultima che è i Valley Suns che sono accorpati a Phoenix, tutte e 33 le squadre hanno una loro squadra B per usare un termine un po’ più italiano e in più c’è anche Mexico City che è indipendente, sono le squadre che rappresentano il serbatoio un po’ di sfogo per le squadre NBA, nelle quali ci sono i rookie che non hanno spazio con i grandi, ci sono i famosi contratti two ways che spesso affliggono il nostro mercato europeo e ci sono giocatori qualche veterano che riesce ancora a trovare spazio, anche per qualità extra campo che viene messo lì per fare un po’ da chioccia. Nel complesso ci sono tantissime partite da vedere tutti i giorni ed è stato molto bello come sempre, perché se è vero che la qualità della pallacanestro è inficiata un po’ dal fatto che i roster sono in continua evoluzione per via della composizione dei giocatori di cui parlavo poco fa, è anche vero che il livello di talento potenziale soprattutto è altissimo, fisico, atletico certamente, ma anche tecnicamente tanti giocatori con tanto potenziale.
Visto che tu hai parlato giustamente di roster sempre molto mutevoli, in questo torneo cosa hai percepito? Le squadre come si comportano? Come giocano? Giocano per valorizzare i giocatori che poi dovranno andare nella squadra principale quindi cercano di allenarli giocando? Hanno una loro identità di squadra dove i giocatori si inseriscono? Come sono strutturate? Qual è in realtà l’obiettivo finale di quelle squadre all’interno di quel torneo?
È una bella domanda fatta bene e cerco di spiegarmi. Va visto come un campionato del tutto propedeutico all’NBA, quindi l’idea di vincere la singola partita o il singolo gruppo di partite non è una priorità per queste squadre. Il laboratorio di sviluppo è nel vero senso della parola dettato dagli equilibri dei giocatori principali, perché i tre giocatori che hanno il two ways, che giocano normalmente sono quelli più sotto la luce dei riflettori, attorno al quale si costruisce l’impianto di squadra, che poi tante volte fanno anche delle partite con la squadra NBA di riferimento e quindi magari si allenano anche meno del resto della squadra col gruppo, sono poi quelli che devono gestire la maggior parte dei possessi, avere la maggior parte di sfide.
Se posso dire è difficile comunque creare una struttura di gioco con queste premesse, però è affascinante il fatto che loro vadano avanti imperterriti dicendo, per esempio: se il giocatore X deve imparare a fare una difesa con i cambi sistematici durante tutto l’anno, perché servirà poi nella prima squadra, punteremo a farglielo fare, faremo fare a tutta la squadra intorno a lui la difesa con lo switch proprio perché deve imparare questo aspetto. Sembra un po’ una roba cervellotica ma ha un senso ed è affascinante vedere la differenza, infatti non a caso faccio questo esempio perché per esempio non ci sono grandi difese variegate su pick and roll come abbiamo nel basket FIBA, ma è quasi sempre una difesa di contenimento o invece una difesa che cambia sistematico. Questo perché nell’NBA ormai le due difese principali sono queste, ogni tanto si vede qualche zona ma è solo un piccolo esempio che cerco di portarvi per farvi immaginare come può essere un basket diverso, sicuramente diverso da quello che vediamo noi tutti i giorni.
Molto interessante e venendo invece al tuo compito, al tuo obiettivo ovviamente di scouting, posto che li vai a vedere, li vedi, ma i giocatori che poi fanno la spola con la prima squadra NBA non sono quelli su cui magari posi di più l’attenzione, ma considerato che gestiscono come hai detto tu tantissimi numeri di possessi, palloni etc., tu che cosa vai a vedere e cosa ti porti a casa e soprattutto abbiamo detto diverse volte in questo podcast che vedere live ti porti a casa delle intelligence sui giocatori molto diversi rispetto a quello che ti porteresti ovviamente guardando Synergy o chi per esso. In queste situazioni dove ci sono degli eroi designati, tu cosa vai a guardare e cosa cerchi di portarti a casa posto che guardi un target di giocatori che ovviamente sta sotto quelli che dominano le partite?
Esatto, si guardano giocatori che poi magari verranno in Europa dopo uno o due giri, dopo uno o due semestri, ma anche di più forse, però si cercano di cogliere quegli aspetti che possono essere utili al gioco FIBA, magari quel giocatore che usa meno palleggi per fare le cose, quel giocatore che riesce a stare più in controllo con il ritmo e a variare più il ritmo, perché lì avendo straripanti abilità atletiche e fisiche hanno la tendenza ad essere sempre sovra ritmo e non gli viene neanche chiesto tantissimo di rallentare, invece per il gioco europeo è utile sapere avere tante velocità, si vedono gli stati di forma vari e variegati, perché magari dei giocatori che visti al college o visti in estate quando hanno fatto la grande prova della Summer League erano tirati a lucido, li vedi qua in G-League e dici hanno lavorato più o meno sul loro corpo perché hanno qualche chilo in più, quindi questo potrebbe essere indice di un non grande lavoratore, si raccolgono informazioni di prima mano sul tipo di ragazzi che ci sono, insomma è utile a 360 gradi. È sempre bello avere queste informazioni in prima mano, ti faccio l’ultima domanda, la presenza di scout europei, italiani, come l’hai vista, come l’hai vissuta sia quantitativamente che qualitativamente, perché è un filone che ormai abbiamo all’interno di questo podcast e sono curioso di sapere un pochino l’affluenza alle urne anche in questo caso.
