Trentotto anni, diciottesima stagione NBA e ancora capace di prendersi una partita sulle spalle quando serve davvero. Stephen Curry ha segnato 41 punti — 19 solo tra quarto periodo e overtime — trascinando i Golden State Warriors alla settima vittoria consecutiva: 126-119 agli supplementari sull’Orlando Magic al Chase Center di San Francisco.
Una partita che sembrava in discesa, diventata un incubo e poi riscattata nel momento più difficile. Questo è il riassunto di una serata pazza a San Francisco.
La partita: da +16 all’overtime
I Warriors hanno dominato il primo tempo chiudendo avanti 57-41, con un vantaggio che sembrava poter chiudere i conti in anticipo. Poi è arrivato il terzo quarto e Orlando ha ribaltato tutto, portandosi avanti 78-77 all’ultimo intervallo. Il finale di tempo regolamentare è stato una sequenza di sorpassi e controsorpassi: Curry ha realizzato un canestro in layup con 25.2 secondi rimasti per il vantaggio Warriors, ma Jamal Cain — uscito dalla panchina con 18 punti e 12 rimbalzi — ha pareggiato con un tap-in a due secondi dalla sirena, alla terza opportunità offensiva consecutiva di Orlando. Supplementare.
Nell’overtime i Warriors non hanno più mollato. Curry ha convertito un gioco da tre punti a 1:38 dalla fine, poi aggiunto un layup nel minuto finale. Nel mezzo, Wendell Carter Jr. ha fallito due tiri liberi a 1:15 dal termine che avrebbero potuto riaprire tutto. Decisivo anche Brandin Podziemski, che secondo quanto riportato dall’account ufficiale NBA su X ha intercettato un passaggio in rimessa e chiamato timeout con i piedi ancora in campo per blindare il possesso — una giocata di mestiere che vale quanto un canestro.
Da segnalare nel secondo quarto un doppio tecnico comminato a Georges Niang e Carter dopo uno scontro fisico in area, con la sicurezza chiamata a contenere la situazione.
Curry nei numeri: una serata da storia
Quarantuno punti su 13-19 dal campo, 5-10 da oltre l’arco, 10-10 ai liberi. Sei rimbalzi, sei assist, tre palle perse, +11 di plus/minus in 36 minuti. Il secondo quarto e il terzo sono stati ordinari per i suoi standard; il quarto e l’overtime no. In quei due periodi Curry ha segnato 14 punti nella frazione regolamentare e ha chiuso il discorso nel supplementare insieme al rookie Yaxel Lendeborg: 12 dei 16 punti dei Warriors in overtime portano la firma di questi due.
Con questa prestazione, secondo quanto riportato dall’account NBA su X, Curry ha raggiunto Oscar Robertson al settimo posto per numero di gare da almeno 40 punti nella storia della lega, con 77. È inoltre la sua sedicesima gara da 40+ punti dopo i 35 anni, primato assoluto NBA secondo ESPN — più di LeBron James (15) e Michael Jordan (12). Sempre secondo ESPN, citando ELIAS, Curry è diventato il settimo giocatore nella storia ad aver raggiunto quota 26.000 punti, 5.000 rimbalzi e 6.000 assist in carriera.
Al tiro libero sta attraversando una stagione quasi irreale: secondo Yahoo Sports è a 66/67 in otto partite, con la perfezione assoluta (10/10) anche stanotte.
Lendeborg e la panchina: i Warriors non sono solo Curry
Al fianco di Curry, il rookie Yaxel Lendeborg ha chiuso con 23 punti (9-15 dal campo, 2-4 da tre), 8 rimbalzi e 3 stoppate in 37 minuti, nonostante 6 palle perse. Nei primi tre quarti era rimasto nell’ombra con 7 punti; nel quarto periodo ha segnato 9 punti tirando 4-4 dal campo. La panchina dei Warriors nel complesso ha segnato 42 punti contro i 31 di quella del Magic — un margine che ha pesato sul risultato finale. Niang ha contribuito con 11 punti (4-6, 3-3 da tre) nel suo terzo quarto consecutivo in doppia cifra.
Sul fronte Orlando, Franz Wagner ha prodotto una prestazione di rilievo: 30 punti, 11 assist, 6 rimbalzi e 2 recuperi, sfiorando una tripla doppia nella sconfitta. Tristan da Silva e Carter hanno aggiunto 19 punti ciascuno, ma il Magic — alla quarta sconfitta consecutiva al Chase Center — ha pagato un dato clamoroso: 24 rimbalzi offensivi conquistati contro i 3 dei Warriors, trasformati in 33 punti di seconda opportunità contro 2. Un dominio sotto i tabelloni che non è bastato.
Da 0-3 alla settima di fila
I Golden State Warriors avevano aperto la stagione con tre sconfitte consecutive — il peggior avvio della carriera di Curry in maglia Warriors. Ora sono 7-3 e appaiati agli San Antonio Spurs per la striscia vincente più lunga in NBA. È la prima serie da sette vittorie di fila senza Jimmy Butler — assente almeno fino a gennaio — dalla stagione del titolo 2022.
«Non dimentichiamo dove ci collocavano a inizio stagione», ha detto Curry dopo la partita, secondo Yahoo Sports.
La risposta sul parquet, almeno per ora, è arrivata con i canestri che contano.




