Il primo anno in LBA è stato duro. Quali cambiamenti hai notato tra la prima stagione e la seconda?
Semplicemente una questione di adattamento: il campionato italiano è differente rispetto a tutti quelli in cui avevo giocato prima. Più talento, più taglia, maggior concentrazione di grandi giocatori. La squadra aveva grandi giocatori e grandi realizzatori, ero la seconda o terza opzione. Prima della seconda stagione il coach mi ha chiesto di fare uno step ulteriore nelle gerarchie della squadra e tutto è andato meglio!
Dopo il tuo primo anno, Vitucci ha aiutato il tuo gioco a crescere. Quanta influenza ha avuto nella tua evoluzione?
Durante il primo anno ci siamo confrontati più volte su cosa dovessi modificare nel mio gioco, dove insistere di più e cosa eliminare. Con l’arrivo del Covid ho preferito tornare a casa dalla mia famiglia con mia moglie, e da parte sua ho percepito la massima disponibilità per farmi preparare al meglio per l’inizio della stagione successiva. Parlavamo 1-2 volte a settimana, mi ha aiutato soprattutto a livello umano in un momento difficile.
L’anno dopo Brindisi non era solo divertente da vedere: c’era davvero tanto talento e tanta chimica di squadra. Altri segreti?
C’erano molti livelli del massimo livello in Europa e altri che volevano arrivarci: volevamo solo vincere, fregandocene delle statistiche individuali. Era davvero un gruppo speciale!
Quell’anno siete arrivati al Forum e avete ottenuto probabilmente la più celebre vittoria della stagione in casa dell’Olimpia. Quali le vostre sensazioni dopo quella partita?
Non eravamo necessariamente la squadra migliore del campionato: Milano e Bologna erano più profonde. In quel momento però eravamo la squadra più in forma: è stato grande per una città così piccola battere Milano!





