Tua moglie era in procinto di partorire il vostro primo figlio nei giorni della Final 8 di Coppa Italia. Un momento particolare: la mente viaggiava ovunque…
Mi ricordo di aver ricevuto la notizia della nascita di mia figlia in hotel alle 2 del mattino. Ho cercato di rimanere concentrato per la partita successiva ma, insomma, le emozioni scaturite dalla nascita di un bambino superano qualsiasi match di pallacanestro! Difficile trovare un equilibrio in quel momento… Avrei preferito sicuramente essere vicino a mia moglie ma la vita del giocatore professionista comporta anche questi momenti. Se avessi potuto andare all’ospedale ci sarei andato subito, ma dovevo fare quel che si doveva fare!
Sei arrivato a Kuban in una situazione particolarmente sfortuna: quanto quella porzione di stagione ti ha migliorato a livello cestistico?
A volte devi percepire di essere a disagio per riuscire a continuare il percorso di crescita. All’inizio, soprattutto a livello logistico e di viaggi, sono stato catapultato in un altro mondo. Lasciare la mia nuova casa a Brindisi, la mia famiglia… La stagione in Eurocup rappresentava un ulteriore step nella carriera: il livello continuava ad alzarsi ma, con l’invasione russa in Ucraina, essere lontano dai miei affetti più cari è stato complicato. Ho deciso di lasciare il paese perché volevo sentirmi più tranquillo.
Brindisi è la tua seconda casa: i tifosi italiani ti immaginano come futuro playmaker della nostra Nazionale. Qualcosa di fattibile e immaginabile o pura utopia?
Forse ci sarà un’opportunità in futuro, ma al momento non sono sicuro di nulla. Sarei davvero emozionato di vestire la maglia azzurra. Mai dire mai… Anche in famiglia ora sto cercando di parlare un po’ di più in italiano, ma sto ancora imparando. La vostra lingua è davvero tosta da imparare!
Facile scegliere di andare in EuroLeague optando per il Baskonia? Cosa rende speciale questa squadra nel panorama europeo?
A Vitoria hai davvero la possibilità di accumulare esperienza senza eccessive pressioni: a volte le squadre di EL non danno la possibilità ai talenti più giovani di svilupparsi. Ho avuto la fortuna di condividere l’agente di Fontecchio e Polonara che, conoscendo già l’ambiente, mi ha assicurato ottime prospettive per il futuro e la crescita: la società ti lascia davvero pienamente libero di essere te stesso, non mettendo paletti nel tuo processo di crescita. Baskonia ha uno staff di development davvero di altissimo livello: negli Stati Uniti è quasi la prassi, mentre in Europa sono poche le realtà costruite in questo modo. Un no brainer, in definitiva: giocare, migliorare, fare esperienza.





